Rubrica Ambiente e mare Nautica n.458 del 06/2000

Numero 458 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.458 del 06/2000

RISERVE MARINE ANCHE A HONG KONG

– Il Ministero dell’Agricoltura e Pesca di Hong Kong ha annunciato che entro due anni il 10% delle acque nazionali sarà posto sotto tutela e non vi sarà consentito pescare. Prevista anche la realizzazione di barriere artificiali per il ripopolamento.

ESPERTI DI SQUALI PELAGICI A CONFRONTO

– Erano centoventicinque i ricercatori che hanno partecipato al convegno internazionale sugli squali pelagici tenutosi a febbraio in California, per fare il punto sulla biologia e lo status delle popolazioni degli squali d’alto mare in tutto in mondo. Presi di mira da marinerie commerciali e ricreative, gli squali pelagici finiscono anche negli attrezzi da pesca indirizzati ai pescispada. L’incontro, organizzato da Ocean Wildlife Campaign (OWC), ha confermato la scarsità di dati disponibili su questi animali ed evidenziato, comunque, che molte specie sono a rischio a causa del sovrasfruttamento. L’unica specie per cui è possibile indicare dati abbastanza precisi è lo smeriglio (Lamna nasus) che nell’Atlantico nordoccidentale ha mostrato un sensibile declino: la popolazione attuale rappresenterebbe solo il 20% di quella iniziale.

LA CATTIVA GESTIONE DELLA PESCA È DISPENDIOSA PER I CONTRIBUENTI:

è l’accusa del Marine Fish Conservation Network” (MFCN), una coalizione di più di 90 gruppi ambientalisti, associazioni di pesca e scienziati del mare. Secondo il MFCN la cattiva gestione del comparto pesca è già costata centinaia di milioni di dollari al contribuente e molto altro denaro sarà necessario per ripianare le difficoltà economiche derivate da “ripetuti, ancorché evitabili, disastri della pesca”. Dall’analisi dei programmi federali d’aiuto economico, il Network ha scoperto che i contribuenti statunitensi hanno sborsato più di 160 milioni di dollari dal 1994 nel tentativo di compensare il “disastroso impatto economico ed ecologico della fallimentare gestione della pesca nel New England, Alaska e costa occidentale”. E il Congresso, denuncia ancora il MFCN, starebbe per staziare altri 421 milioni di dollari per le migliaia di pescatori colpiti dal collasso degli stock di granchi, salmoni e pesci di fondale in quelle regioni. Il Network ha messo all’indice i Regional Fishery Managment Council di quelle regioni “per non aver preso le misure necessarie per prevenire il declino degi stock e non aver imposto restrizioni alla pesca”. Responsabile, sostiene l’associazione, è anche la National Marine Fisheries Service (NMFS), l’autorità principale per quanto riguarda la pesca negli USA. “I contribuenti devono ancora una volta lanciare un salvagente ai pescatori e alle loro famiglie perché gli amministratori federali della pesca hanno ripetutamente fallito nel preservare la sostenibilità del compartimento pesca” ha denunciato Lee Crockett, direttore esecutivo del Marine Fish Conservation Network. “Ma la cosa peggiore è che chi è a capo della nostra marineria continua a non voler fare ciò che la legge gli impone di fare pur di evitare simili disastri in futuro”.

L’ANNO DEGLI SQUALI ELEFANTE IN MEDITERRANEO

– Si è aperta nel modo più clamoroso, con un avvistamento che ha fatto notizia sui principali media nazionali, la stagione degli squali in Mediterraneo. Un clamore tutto sommato comprensibile quando si avvista uno squalo di dimensioni veramente “esagerate” come quelle dello squalo avvistato in aprile nelle acque elbane. Ma è proprio la taglia a rassicurarci: oltre i sei metri può trattarsi solo di uno squalo elefante, il gigante buono dei nostri mari. È il pesce più grande del Mediterraneo e nel mondo secondo solo allo squalo balena, eppure semina il panico solo fra le larve e i piccoli di pesci e crostacei che vivono nel plancton: quindi niente panico, per quanto riguarda l’uomo lo squalo elefante o cetorino è davvero innocuo. Sappiamo ben poco di questo come di tutti gli altri squali che popolano il Mediterraneo. Il cetorino compare lungo le nostre coste in primavera-estate, per poi sparire nel periodo invernale, quando forse raggiunge le alte profondità marine. Lo si trova spesso in superficie con le pinne dorsali completamente emerse dall’acqua, (un’abitudine che gli ha valso il nome, in inglese, di squalo “che prende il sole”) mentre filtra dall’acqua il plancton di cui si nutre, da solo o in aggregazioni anche di centinaia di individui. Lo squalo elefante è probabilmente la specie maggiormente a rischio fra tutte quelle di squali, a causa dall’alta pressione di pesca e della facilità di cattura (due nodi la velocità di crociera, quattro quando arpionato): le grandi dimensioni consentivano un alto rendimento di olio, concentrato nel fegato; le carni venivano impiegate per mangime, mentre oggi le pinne sono particolarmente apprezzate sui mercati orientali. Si conoscono casi di popolazioni di squalo elefante, ad esempio quella norvegese, irrazionalmente sfruttate che non si sono più riprese. Il 12 novembre l’Italia si è formalmente associata ad altri otto paesi (Australia, Germania, Malta, Nuova Zelanda, Olanda, Portogallo, Stati Uniti e Svezia) nell’appoggiare la proposta britannica di includere il cetorino o squalo elefante (Cetorhinus maximus) nell’Appendice 2 della CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of wild fauna and flora). Il cetorino fa parte delle specie protette in base alla Convenzione di Barcellona per la protezione dell’ambiente marino e la regione costiera mediterranea, ed è considerato minacciato dall’IUCN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura. Se avrete la fortuna di avvistare un cetorino a mare o osservando lo sbarcato dei pescherecci, è importante che inviate la vostra segnalazione a “Osservatorio Mediterraneo”, un centro di raccolta di avvistamenti di squali mediterranei che si occupa di far giungere queste informazioni ai ricercatori interessati. Conosciamo talmente poco di loro che ogni segnalazione è importantissima: per questo vi chiediamo di raccogliere il maggior numero di informazioni possibile (data, ora, zona di avvistamento, dati sull’esemplare) e, se possibile, di scattare qualche foto. Sul sito web di Osservatorio Mediterraneo www.blackfishtek.net/osservatorio troverete la scheda di avvistamento, da stampare, compilare e spedire a Osservatorio Mediterraneo, via R. Fauro 82, 00197 Roma; tel./fax: 06 8072533, email oss.mediterraneo@tiscalinet.it.

CONTRACCETTIVI PER LE FOCHE

– Alcuni politici conservatori inglesi hanno suggerito di inoculare dei contraccettivi nelle foche per limitarne l’aumento demografico (la popolazione di foche grigie scozzesi è raddoppiata nel giro di dieci anni) e preservare così gli stock di pesce.

I GIAPPONESI E LE BALENE

– I balenieri giapponesi si sono sempre fatti forte del supporto popolare che circondava la loro attività. Uno studio dell’IFAW, International Fund for Animal Welfare, e di Greenpeace basato su interviste a 1185 giapponesi adulti, ha mostrato una realtà sensibilmente diversa: il 55% era neutrale o non aveva opinioni riguardo la caccia alla balena, il 14% era decisamente contrario e l’11% favorevole. Oltre il 60% dei giapponesi non aveva mai mangiato carne di balena, o solo in gioventù. La Japan Whaling Association ed esponenti del governo giapponese hanno però messo in dubbio l’attendibilità di questo studio, citando indagini precedenti del 1992 e 1995 che mostravano, al contrario, un forte supporto popolare alla caccia alle balene. Ai primi di aprile la flotta baleniera giapponese è rientrata dall’Antartide dopo aver catturato 439 minke whales, le balenottere acutorostrate, per “scopi scientifici”.

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