Rubrica Ambiente e mare Nautica n.492 del 04/2003

Numero 492 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.492 del 04/2003

OLIVIER DE KERAUSON E IL CALAMARO GIGANTE

– “Ho visto un tentacolo attraverso l’oblò” ha raccontato dalla sua barca il navigatore francese, impegnato nel trofeo Jules Verne. “Era grande come la gamba di un uomo. Altri due tentacoli bloccavano il timone: l’animale tirava con una forza impressionante”. L’incontro con il calamaro gigante – un incontro più unico che raro visto che gli unici esemplari che si conoscono sono quelli trovati spiaggiati – sarebbe accaduto al largo dell’isola portoghese di Madeira. Con i suoi 18 metri, il calamaro gigante (Architeutis dux) è il più grande di tutti gli invertebrati della terra. È il “mostro marino” per eccellenza: ha dato vita alle più incredibili leggende del mare ed è la star di “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne. Al contrario di Capitano Nemo, De Kerauson non ha però dovuto combattere il mostro: il calamaro ha mollato la presa dopo che l’equipaggio ha fermato la barca. “In quarant’anni di mare non ho mai visto nulla del genere: sarà stato lungo sette o otto metri” ha commentato il francese.

UNA DISPENSA NELLO STOMACO DEL PINGUINO

– Tre settimane: tanto si mantengono pesci e calamari nello stomaco del maschio di pinguino reale (Aptenodytes patagonica). Grazie a sostanze antibatteriche che produce all’interno dello stomaco, il pinguino si può trasformare in una dispensa ambulante e portare così cibo fresco ai propri piccoli anche da molto lontano. Lo ha scoperto Cécile Thouzeau del Centro nazionale delle ricerche francese, studiando una popolazione di questi uccelli che vive in Namibia.

L’ITTIOSAURO CON LA CARIE

– Dopo 110 milioni di anni sono tornati alla luce nel Queensland, in Australia, i resti di un piccolo ittiosauro i cui denti mostrano segni di una carie. La scoperta va ben oltre la semplice curiosità paleontologica e ci consente di capire qualcosa sulle abitudini alimentari di queste creature, estinte da 90 milioni di anni, che non hanno lasciato sulla Terra alcun discendente. “Forse erano ben più voraci di quanto pensassimo” ha dichiarato il paleontologo Ben Kear del South Australian Museum dopo aver studiato dente e carie con un microscopio elettronico: “Probabilmente cacciavano come uno squalo, afferrando la preda per poi dilaniarla”. La piccola carie ha così rivoluzionato le ipotesi sulle tecniche di caccia di questo animale: “in questo modo è probabile che frammenti di cibo siano rimasti impigliati fra dente e dente, dando origine alla carie”. Gli ittiosauri perdevano e sostituivano regolarmente i loro denti, ed è la prima volta che i ricercatori ne trovano un esemplare cariato.

C’È MENO VENTO NELLA RETE ELETTRICA ITALIANA

– Rallentano le installazioni di impianti eolici in Italia: nel 2002 sono stati installati impianti per 106 MW, 157 in meno del 2001. I problemi che hanno portato a una diminuzione così netta sono da ricercarsi nella crescente attenzione per il corretto inserimento delle turbine eoliche nel paesaggio e un sistema di procedure di autorizzazione ancora poco snello. Si prevede però per il 2003 una ripresa della crescita. Gli obiettivi nazionali per l’energia eolica sono, secondo quanto stabilito dal Libro bianco per le energie rinnovabili, di raggiungere nel 2006 una potenza di 1.500 MW, e tra il 2008 e il 2012 circa 2.500 MW. Sebbene il primo obiettivo (700 MW al 2002) sia stato centrato, non sarà facile mantenere gli altri due; infatti essi richiederebbero un incremento annuale di 200 MW, già lontano dal dato del 2002. L’attuale potenza eolica sul territorio italiano ha generato nel 2002 circa 1.400 GWh, pari a poco meno dello 0,5% della domanda di energia elettrica del paese. Una percentuale ancora molto bassa rispetto a quella di paesi come Spagna, Germania e Danimarca. Con le 137 turbine eoliche installate nel 2002, il numero totale di quelle presenti in Italia sale a 1.346.

NELLO STRETTO DI MESSINA ENERGIA DAL VENTO E DALLE CORRENTI

– Energia pulita dal vento e maricoltura: l’unione di queste due attività farà nascere nel 2004 il prototipo della “fattoria eolica” nello Stretto di Messina, in grado di produrre una potenza di 5 MW e con cinque gabbie per l’allevamento di ombrine e orate. ”L’utilizzo di piattaforme marine per le energie rinnovabili – ha dichiarato Gaetano Gaudiosi dell’ENEA nel corso di un convegno organizzato da Atena (Associazione Italiana di Tecnica Navale) – permette di integrare la produzione energetica da onde, correnti marine, gradienti di temperatura e densità dell’acqua e dal vento, che in mare è più intenso e regolarè’. Il prototipo dello Stretto sarebbe il primo passo per la costruzione, a 20 chilometri dalla costa, di una fattoria eolica con 60 turbine dalla potenza di 5 MW ciascuna e 60 vasche di allevamento.

LO SCHELETRO COMPLETO DEL PIU’GRANDE RETTILE MARINO DEL MONDO

è stato rinvenuto in Messico. Lungo oltre venti metri, il Liopleurodon ferox era un efficiente predatore che dominava i mari circa 150 milioni di anni fa. È il primo scheletro completo di questo animale, di cui si erano già rinvenute delle ossa fossili.

IL TESORO SOMMERSO PIU’ PREZIOSO CONTESO DA SPAGNA E FRANCIA

– Potrebbe conservare il tesoro più prezioso della storia, il relitto trovato dalla Sub Sea Research 40 miglia al largo di Key West, in Florida. Gli esperti della compagnia di recupero ritengono di aver localizzato la “Notre Dame de Deliverance”, una nave francese charterizzata dalla Spagna nel 1755 per trasportare i tesori estratti dalle miniere in Messico, Perù e Colombia. La nave trascinò con se sul fondo una fortuna in oro, argento e pietre preziose stimata sui tre miliardi di dollari. Gli Spagnoli si sono già appellati ai giudici americani, nonostante non sia stato ancora accertato che la nave sia davvero la Notre Dame de Deliverance. Ma la posta in gioco è enorme: alla partenza dall’Havana il carico includeva, tra l’altro, 436 chili e 15.000 monete d’oro, sei bauli di gemme, più di un milione di pezzi d’argento, sei paia d’orecchini e un anello di diamanti. “Si tratta di una delle navi più ricche che siano mai affondate” ha dichiarato Guy Burnette, uno dei proprietari della Sub Sea Research: il cargo è dieci volte più ricco di quello del famoso galeone “Nuestra Senora de Atocha”. La richiesta spagnola si fonda sulla presenza a bordo del relitto di resti di propri soldati e sul fatto che il carico era di proprietà del governo spagnolo. Ma nave ed equipaggio erano francesi, della Compagnia delle Indie Occidentali Francesi, così anche la Francia potrebbe farsi avanti anche se, sostengono alla Sub Sea, la compagnia non esiste più da molto tempo. Il relitto giace spezzato in due tronconi e sparso su un’area di oltre venti chilometri quadrati. Sarebbero circa 250 le navi affondate tra il XVII e il XVIII secolo portando con sé tesori di miliardi di dollari.

ROGER MOORE, EINSTEIN E FRIDA HANNO IMPARATO AD APRIRE I BARATTOLI

– Ed è un annuncio straordinario, se pensate che i tre sono semplicemente dei polpi, cugini immensamente più intelligenti delle cozze e delle vongole, e che il trucco glielo hanno insegnato gli uomini. Con occhi sofisticati e il cervello più sviluppato fra tutti gli invertebrati, il polpo è infatti un grande osservatore ed è capace di imparare – e replicare – dall’esperienza altrui. Un polpo che osserva come un suo simile affronta e risolve un problema è poi in grado di adottare e replicare la soluzione. Frida, cinque mesi, ospite dell’acquario dello zoo Hellabrunn di Monaco, come Roger Moore ed Einstein ospiti in acquari londinesi, hanno dimostrato di imparare non solo dai loro simili, ma anche dagli uomini. Il compito è arrivare a prendere i granchi contenuti in un barattolo dal coperchio a vite. Frida si schiaccia sul coperchio e afferra il barattolo con gli otto tentacoli. Poi, avvitando il suo corpo, lentamente comincia a svitarne il tappo. “Ci mette dai 10 secondi a un’ora, a seconda di quanto strettamente è stato avvitato il coperchio” dichiara Frank Mueller, responsabile dell’acquario. Frida apre il suo contenitore davanti al pubblico due volte la settimana, nell’ora del pasto.

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