Rubrica Ambiente e mare Nautica n.517 del 05/2005

Numero 517 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.517 del 05/2005

IL TONNO ROSSO

Gigantesco, veloce, potente, raggiunge i tre metri di lunghezza per oltre 600 chilogrammi di peso. Vive fino a trent’anni, è capace di migrazioni di migliaia di chilometri e sullo scatto può arrivare a 80 km/ora. Ed è soprattutto il più grande e grasso fra tutte le specie di tonni, il che rende il tonno rosso un pesce ricercatissimo dai giapponesi, disposti a sborsare centinaia di Euro a porzione per gustarlo crudo in sushi o sashimi. Capito ora perché nelle scatolette si trova il “pinna gialla” e non il tonno rosso?

Pesce ricco e ricercato, dunque, ma nomade e quindi sfuggente. Tranne che nel periodo riproduttivo, quando si riunisce in banchi immensi e si avvicina alle nostre coste dove, da millenni, lo attende l’uomo: il più evoluto e prezioso dei pesci nuota infatti nel nostro Mediterraneo, dove nasce, cresce e poi torna a riprodursi. Ne parliamo perché proprio in maggio e giugno in Mediterraneo i tonni si riuniscono in banchi di centinaia e a volte migliaia d’individui che, assieme, si dirigono verso i luoghi di riproduzione. Ogni anno seguono più o meno la stessa rotta: da secoli ad attenderli è l’uomo, che ha disseminato lungo le coste complessi labirinti di reti. Ne parliamo, perché negli ultimi anni c’è stato un fiorire di allevamenti di tonno rosso così incontrollato da condannare, stando a un rapporto interno del maggior allevatore di tonno mediterraneo “all’estinzione biologica e commerciale la pesca e l’allevamento del tonno, se dovesse ripetersi un’altra stagione come quella di maggio-luglio 2004”. Allevamenti gestiti – è qui il problema – spesso al di fuori di qualunque regola internazionale e anche di buon senso, effettuati fuori dalle acque nazionali da pescherecci extracomunitari che sbarcano spesso in paesi compiacenti aggirando così le quote di pesca. Dei problemi di gestione e di conservazione dello stock si è discusso a marzo alla FAO, e di questo vi racconteremo più avanti. Questo mese parleremo invece proprio di lui, del tonno rosso mediterraneo.

I tonni giganti che a maggio si avvicinano alle nostre coste hanno passato tutto l’inverno in Atlantico. All’inizio di marzo hanno cominciato a riunirsi in banchi sempre più fitti e, cavalcando le correnti che dall’Atlantico si riversano nel nostro mare, hanno passato lo stretto di Gibilterra penetrando in Mediterraneo. Seguendo la corrente entrante nelle sue mille diramazioni i tonni (cosiddetti “di corsa”) raggiungono in giugno i luoghi di riproduzione. Concluso l’incontro d’amore cominciano quindi a disperdersi e a riprendere la rotta verso l’Atlantico (tonni “di ritorno”). Sostano magari nel Canale di Sicilia, ricco di prede, per poi dirigersi verso Gibilterra e di qui piegano verso sud o verso nord, per raggiungere i mari pescosissimi della Norvegia e delle isole Lofoten, per ricostituire le riserve usate per la grande corsa. I tonni più piccoli rimangono invece in Mediterraneo sino a una decina di anni d’età e anche alcuni tonni giganti non abbandonano il nostro mare, come dimostrano le catture sporadiche di grandi esemplari soprattutto in Adriatico.

Il tonno rosso mediterraneo è, quindi, in realtà un tonno atlantico. Ma in questo oceano esistono due popolazione distinte che, a seconda di dove si diriga per riprodursi: una orientale (che vive dalla Norvegia al Marocco e che si riproduce in Mediterraneo) e una occidentale (dal Canada al Brasile; si riproduce nel Golfo del Messico). Non sono popolazioni completamente distinte, tanto che alcuni tonni marcati alle Bahamas sono stati poi pescati sia in Brasile che in Norvegia. I tonni rossi sono davvero i grandi migratori del mare, capaci di viaggi intercontinentali che intraprendono regolarmente da e verso i luoghi riproduzione e le zone di caccia. Dal Messico al Giappone, una “gita” di 5.800 miglia (oltre 10.000 chilometri); e ancora, 119 giorni per passare da una sponda all’altra dell’Atlantico (4.830 miglia, quasi novemila chilometri), una media di 40 miglia al giorno: sono solo un paio fra i dati che i ricercatori stanno accumulando marcando con tag satellitari i tonni per seguirne gli spostamenti. Alla base di queste capacità migratorie c’è la sua grande potenza di nuotatore, che gli deriva dalla temperatura corporea superiore di almeno 8°C a quella del mare, al contrario della stragrande maggioranza dei pesci. Al caldo i muscoli sono più efficienti e questo consente al tonno accelerazioni improvvise ed escursioni in acque profonde e fredde, sia per sfuggire a un predatore che per seguire una preda.

Il tonno rosso è un animale gregario; vive in branco soprattutto quand’è piccolo e quando è nel periodo riproduttivo, ma è molto selettivo nei confronti dei suoi compagni e si associa solo a esemplari della sua stessa taglia, che hanno quindi le stesse esigenze fisiologiche e la stessa velocità di nuoto. Nel periodo riproduttivo i banchi sono compatti; passato il momento dell’amore i legami di gruppo via via s’allentano ma persino i grandi tonni di diversi quintali di peso non perdono mai completamente contatto con i loro simili.

Per comodità dividiamo i tonni in tre fasce d’età: i piccoli tonni fino a tre anni, non ancora maturi; i tonni medi genetici (cioè maturi sessualmente), detti anche “golfitani”, dai 3 ai 7-8 anni di età e con un peso dai 15 ai 100 chilogrammi, e infine i grandi tonni genetici, oltre i dieci anni di età, che arrivano a 500 chilogrammi di peso.

In Mediterraneo vi sono diverse aree di riproduzione: per quanto riguarda l’Italia nella parte occidentale del bacino, e soprattutto tra Sardegna, Sicilia e penisola italiana; e ancora nel mar Ionio e nell’Adriatico centro- meridionale. Più che luoghi fisici, sono probabilmente aree determinate da un cocktail di composizione chimica, densità, temperatura dell’acqua e assenza di elementi di disturbo (reti e palangari, rumori, inquinamento): questo spiegherebbe i temporanei mutamenti di rotta che portano in tonnara buone e cattive annate. Problema facilmente aggirato dalle tonnare volanti, indirizzate con chirurgica precisione sul banco dagli aeroplani di avvistamento.

Appena nati i piccoli sono voracissimi (passano dai 3 millimetri di lunghezza alla schiusa delle uova al mezzo metro nel giro di pochi mesi): si nutrono dapprima di plancton e poi, man mano che crescono, di prede più consistenti: acciughe, sardine, sgombri, merluzzi, calamari, crostacei di diverse specie, anguille e persino polpi e piccoli squali di fondo. Specie che hanno una varietà notevole di forme, mobilità, colore, taglia e habitat e che i tonni riescono a catturare grazie alla superiore capacità di nuoto, alla socialità (i membri del banco comunicano fra loro la presenza della preda con bande più scure sul corpo, macchie sul troncone caudale inferiore o intensità di colore delle pinnule, salti fuori dall’acqua) e alle strategie di caccia messe in mostra dal banco stesso.

I tonnetti tendono a rimanere nella zona dove sono nati per un paio d’anni circa; quindi, col sopraggiungere della maturità sessuale (a circa tre anni e un peso di 30 chilogrammi) cominciano a compiere grandi spostamenti all’interno del Mediterraneo. Nel periodo riproduttivo si accodano ai banchi di tonni giganti, senza però avvicinarli: anche nel momento della riproduzione di gruppo i tonni più piccoli si mantengono alle estremità dell’assembramento, quasi riluttanti a mischiarsi con gli altri. Conclusa la riproduzione i tonni fra i cinque e gli otto anni circa (130-170 centimetri di lunghezza), si accodano ai tonni giganti e li seguono fino in Atlantico. Per qualche anno perdiamo le loro tracce; fino a quando, a circa dieci anni d’età, si ripresentano in Mediterraneo per la loro prima grande migrazione d’amore. I tonni più piccoli, invece, forse anche perché incapaci di sostenere migrazioni così lunghe, rimangono nel nostro mare e, se le condizioni ambientali sono favorevoli, possono riprodursi anche in autunno inoltrato. Nel periodo riproduttivo il tonno cessa di nutrirsi, probabilmente perché le gonadi, gonfie di uova o di seme, aumentano così tanto di volume da schiacciare lo stomaco e impediscono meccanicamente che il pesce si nutra. Un lungo digiuno dal quale il tonno si sveglia affamatissimo: per recuperare i chili persi nella grande corsa, un animale di 200 chilogrammi si nutre di 20-24 chilogrammi di prede ogni giorno, circa il 10% del suo peso, che si traducono in un aumento di peso di circa un chilo al giorno.

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