Crociere subacquee: la barriera corallina australiana

Grande Barriera: gli incontri con le balene, con le tartarughe e con le cernie giganti sono momenti di una realtà oggi alla portata di molti.

E’ definibile come “la trappola di James Cook” la meravigliosa creazione della natura dove il grande capitano restò imprigionato l’11 giugno 1768. Oggi è divenuta mèta di un turismo naturalistico che dona grandi emozioni sia a chi percorre la Grande Barriera in superficie che agli appassionati subacquei. Gli incontri con le balene, con le tartarughe e con le cernie giganti sono momenti di una realtà oggi alla portata di molti.

Testo e foto di Eleonora de Sabata e Roberto Rinaldi

Labirinto di Coralli

Se James Cook avesse avuto l’elicottero avrebbe trovato facilmente la via d’uscita dal labirinto di coralli in cui si era infilato. Ma era il 1768 e tutto ciò che c’era di simile ad un elicottero era nascosto nei fogli ingialliti di Leonardo da Vinci. Così il Comandante non poté far altro che andare avanti nella speranza di trovare un varco in quella che, centocinquant’anni più tardi, sarebbe stata chiamata la Grande Barriera Corallina, la muraglia vivente che corre per duemila e passa chilometri lungo la costa orientale australiana.

Cook ne era rimasto intrappolato senza nemmeno accorgersene, risalendo la costa orientale da Botany Bay. Man mano che risaliva verso Nord cominciava a rendersi conto, però, che il corallo lo costringeva sempre più verso terra. Finché, la notte dell’11 giugno, l’Endeavour si incagliò in un reef. Cook fece calare immediatamente le scialuppe a mare nel tentativo di strappare la nave al corallo, ma la marea stava scendendo e la nave rischiava di spezzarsi sotto il suo stesso peso. La costa era troppo lontana per trasportarvi tutti gli uomini con le scialuppe. L’unica soluzione era di alleggerire la nave: finirono in acqua cannoni, munizioni, la zavorra di pietra, i contenitori delle merci, persino l’acqua dolce. A malapena le pompe riuscivano a riversare in mare l’acqua che pentrava nello scafo; finché, dopo ventitré ore di lotta contro il mare, la nave iniziò a muoversi. Con una vela passata sotto lo scafo per tamponare la falla, Cook diresse verso terra: una grossa madrepora, incastrata nella falla più grande, aveva impedito l’affondamento. In un mese le riparazioni erano state effettuate, in un’altro, le provviste stipate: in agosto l’Endeavour riprese la via verso Nord e, dopo due settimane di navigazione ancor più pericolosa nel bel mezzo della barriera corallina settentrionale, finalmente il 21 agosto doppiò Capo York. Era uscita dalla morsa della barriera, da duemila e trecento chilometri di corallo, molti di più di quanti separino Roma da Londra; una superficie di oltre 350 mila chilometri quadrati, un territorio vasto più dell’Italia, composto solamente di coralli, molluschi e pesci… Una delle sette meraviglie naturali del mondo; solo un incubo per il comandante Cook che, innalzata la Union Jack e preso così possesso della sponda orientale australiana per Re Giorgio III, si allontanò velocemente da quelle acque.

Fu il comandante Matthew Flinders a coniare il nome “Grande Barriera Corallina” durante l’esplorazione alla ricerca di un passaggio navigabile. Al contrario di quanto il nome possa far pensare, però, la Barriera non è un corpo unico ma un insieme di 600 isole e di quasi 3000 reef di tutte le dimensioni: da quelli ampi 150 km quadrati, ai pinnacoli corallini isolati; da quelli vicino alla costa, ad altri che ne distano 250 chilometri. 350 specie di coralli duri, 60 di “coralli molli”; 10.000 specie di spugne, 4.000 di molluschi, 350 echinodermi, e più di 1500 specie di pesci nascono, muoiono, creano, distruggono, rinnovano, nuotano, combattono, mangiano e sono mangiati: in una parola, vivono in questo ambiente, biologicamente uno dei più complessi della Terra. Che comprende persino le grandi balene, le megattere, che da luglio ad ottobre stazionano lungo la costa orientale australiana: giganti gentili con i quali si può entrare in contatto – seguendo regole di comportamento molto strette imposte dal Great Barrier Reef Marine Park Authority – recandosi a Harvey Bay. Osservare una balena nel suo ambiente naturale, e ancor di più le megattere che compiono salti ed evoluzioni fuori dall’acqua, crea delle emozioni difficilmente cancellabili nella mente di un uomo. E ciò che è ancor più soprendente, probabilmente anche nello stesso cetaceo: come afferma Roger Payne, il più famoso esperto di balene al mondo, testimone di come siano esse stesse, in molti casi, a cercare il contatto con l’uomo.

La Grande Barriera Corallina corre al largo dello stato del Queensland, il “sunshine state”, di cui è una, se non la maggiore, delle attrazioni naturalistiche più importanti. Fisicamente la Barriera, così come non è una struttura unica e compatta, non è nemmeno uguale a se stessa lungo i suoi duemila e trecento chilometri di estensione: la zona settentrionale, detta dei “Ribbon Reefs”, è composta da reef paralleli alla costa, larghi solo 500 metri ma lunghi fino a 25 chilometri, e con passaggi stretti fra l’uno e l’altro. Nella zona centrale, dove la piattaforma continentale si sposta più al largo, una serie di isole e reef formano lagune complesse ed articolate, con passaggi tortuosi, spesso poco più che canali di marea. Nella porzione meridionale della barriera i reef sono più sparsi ed isolati e talvolta, come nel caso del “Pompei Complex”, estremamente elaborati.

I reef distano in media una sessantina di miglia dalla terraferma, ed è impensabile fare avanti ed indietro in una giornata. L’unica soluzione è quindi di andare, e stare per qualche tempo, direttamente sulla Barriera. Qui la scelta è personale: i “malati delle immersioni” dovrebbero regalarsi una crociera a bordo di Spoilsport, l’ “ammiraglia” della flotta di lussuosi catamarani dedicati alle crociere sub della Mike Ball Dive Expedition, l’operatore con più esperienza della zona. Così potranno immergersi in due dei punti d’immersione più famosi al mondo: il celeberrimo “Cod Hole” dove si aggirano una quindicina di cernie giganti abituate oramai alla presenza dei sub: alcune di esse sono perfino più lunghe di un subacqueo, ma sono docilissime e gentili nonostante la loro mole; ed il relitto di Yongala, una nave passeggeri affondata nel 1911 e diventata un’oasi straordinaria di vita sottomarina.

Certo che, però, le crociere subacquee sono estremamente specialistiche e non certo adatte ai non-sub, confinati su una barca senza avvistare terra per giorni e giorni! L’alternativa, in questo caso, è la splendida, piccola (in venti minuti di camminata se ne è già fatto il giro) isola corallina che sorge al centro di uno delle migliaia di reef della barriera: Heron Island. Insomma, si è già sul posto di immersione, ma con tutti i vantaggi ed i comfort dello stare a terra in un resort organizzato e raffinato. E poi lunghe spiagge di sabbia bianca, una calma laguna corallina dove sguazzare, ed una ospitalità di prim’ordine… L’eco-turismo è forse la maggiore grande attrattiva di Heron Island: oltre alle immersioni sulla barriera, per i non subacquei – e per tutti i curiosi in generale – le guide naturalistiche organizzano delle passeggiate sul reef rivelando molti aspetti curiosi, inediti anche per i subacquei più smaliziati. Proiezioni di diapositive e passeggiate di bird-watching e, in stagione, l’arrivo delle tartarughe per la deposizione e la schiusa delle uova, fanno di Heron Island uno dei centri più interessanti per chi vuole unire divertimento, comfort e natura. Dal 1974 l’isola è parte integrante del Great Barrier Reef Marine Park, ed è sede di un centro di ricerca dove ogni estate (che in Australia significa da novembre a gennaio) vi si danno convegno studiosi e volontari per seguire discretamente le tartarughe che, ogni sera, arrancano faticosamente su per la spiaggia.

Le tartarughe – soprattutto quelle verdi, Chelonia mydas – sono infatti un po’ il simbolo dell’isola: non c’è ospite che non abbia passato almeno una nottata ad osservarle alla luce delle stelle nel più completo silenzio, mentre scavano con insospettata destrezza una nicchia nella sabbia con le pinne posteriori. L’atto successivo, quello piu’ privato, è al contrario quello più’ accessibile: una volta iniziato a deporre le uova, infatti, la tartaruga può essere disturbata senza correre il rischio di farle sospendere il lavoro. Torce accese, dunque, per osservare la deposizione in ogni sua fase: i flash dei fotografi non disturberanno le neo- mamme e nemmeno l’attività dei ricercatori, occupate a misurarle ed a “marcarle” con piastrine metalliche per un censimento che va avanti oramai da un decennio.

Ed infine anche i velisti possono ammirare la bellezza della Barriera; con o senza skipper, potranno vagare fra le Whitsunday Islands alla ricerca della baia più riservata, del reef più lontano, a scoprire le capricciose e multicolori variazioni sul tema “pesce” inventate dalla Grande Barriera Corallina: dalle murene ai pesci pappagallo, dai minuscoli pesciolini che si nascondono fra le braccia dei crinoidi, ai pesci scatola che non conoscono quasi predatore; dagli Anthias arancioni, sempre in movimento, all’immobile pesce coccodrillo; dai timidi pagliaccio agli squali indifferenti; dai farfalla dai colori sgargianti, agli irriconoscibili pesci pietra… perché pinne e maschera sono, in fondo, tutto ciò di cui si ha bisogno per ammirare questo strerminato e straordinario giardino di corallo.

NOTIZIE UTILI

Viaggio: per arrivare in Australia si può prendere uno dei voli diretti della Quantas, operativo due volte a settimana, oppure è interessante la proposta della Garuda che collega Roma con Bali, e di qui un volo Ansett per l’Australia.

Crociere sub: i catamarani a motore “Spoilsport”, l’ammiraglia della flotta Mike Ball Dive Expeditions, e “Watersport” sono di base a Townsville, più a Sud di Cairns. Meta principale delle crociere su Spoilsport è il Mar dei Coralli: ci si immerge su alcuni reef della Grande Barriera; quindi ci si avventura al di là di questa, a Flinders Reef, ed infine sulla via del ritorno, si sosta per una giornata sul relitto dello Yongala. Queste crociere durano come minimo una settimana.

“Supersport” è di stanza a Cairns: il suo programma prevede sia crociere brevi di tre, quattro giorni, sia periodi di una settimana durante i quali ci si spinge nel Mar dei Coralli. Punto focale delle immersioni dal Supersport è Cod Hole, il regno delle cernie giganti. Le imbarcazioni sono catamarani a motore, della lunghezza di circa 30 metri, e portano al massimo una ventina di persone ciascuna. Spoilsport è senza dubbio la più confortevole e raffinata della tre.

Soggiorni a Heron Island: l’unico resort costruito sulla Barriera Corallina. Atmosfera informale e rilassata, ma con gusto. Oltre alle immersioni, passeggiate educative sul reef e nell’isola; semi-sottomarino a vetri per i non subacquei, snorkelling, tennis, pesca d’altura. Heron Island fa parte della catena P&O Resort Holidays (GPO Box 5287, Sydney 2001; tel. 0061-79-781.488, fax: 0061-79-781.457)

Immersioni: quattro al giorno è il limite massimo consentito dalla legge del Queensland. E’ possibile noleggiare tutta l’attrezzatura sul posto, anche il computer. Si consiglia l’uso di una buona muta da tre millimetri, anche durante l’estate australiana.

Visto: ottenibile con facilità presso i Consolati e l’Ambasciata Australiana a Roma (corso Trieste 25, tel. 06-832721). Non è necessario alcun vaccino.

Clima: quasi un terzo dell’intero Queensland è compreso nella fascia tropicale. L’alternanza delle stagioni, quindi, non porta mai periodi di freddo o di brutto tempo. Le stagioni sono comunque invertite rispetto alle nostre. Il periodo ottimale va da ottobre a dicembre, quando l’acqua è limpida e la temperatura esterna non è elevata (le imbarcazioni sono comunque dotate di aria condizionata); ma anche agosto e settembre sono ottimi mesi per le immersioni.

Per informazioni: le crociere della Mike Ball Dive Expeditions sono rappresentate in Italia dalla Australian Connection, un tour operator specializzato nel continente australe. Per ulteriori informazioni, potete rivolgervi all’uffico europeo del Queensland Tourist and Travel Corporation (QTTC): Neuhauser Str. 16, 8000 Munich 2, Germania (fax: 0049-89-260.3530). Vi daranno informazioni anche sulle organizzazioni di whale-watching che operano a Harvey Bay dove, da luglio ad ottobre, incrociano le megattere.

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