Il viaggio intorno al mondo

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

IL VIAGGIO INTORNO AL MONDO

Testo di L. Luin
Pubblicato su Nautica 501 di gennaio 2004

E DI NUOVO LA TRAVERSATA DELL’ATLANTICO

Da tempo desideravo essere un marinaio, se non per sempre, almeno per il tempo che la nostra vita ci concede. Questo desiderio, in varia intensità, è stato da sempre presente in me e mi ha infine portato a prendere una precisa decisione, quella di fare il giro del mondo a vela. Ciò mi era sembrato un progetto importante, come del resto mi era apparso grande il mondo. Vedere e sperimentare cose nuove, uomini, culture, vivere a stretto contatto con il mare e mettermi alla prova, tutto ciò con il tempo è diventato inderogabile.

Così alfine nel settembre del 1998, assieme agli amici danesi, sono partito alla volta di Tobago, nel mar dei Caraibi. Dopo molte mareggiate nel Mediterraneo e buona traversata oltre Atlantico siamo approdati nei Caraibi. Qui sono stato subito colpito dal grande numero di imbarcazioni a vela provenienti da tutte le parti del mondo. Gli equipaggi erano tra i più variegati. Anche questi velisti portavano probabilmente con se il sogno di fare il giro del mondo a vela e di conoscerne almeno una sua parte, diversamente dagli altri e in maniera personale. Alcuni velisti navigavano da soli, altri con famiglia e bambini, i quali si istruivano a bordo da soli o con l’aiuto dei genitori. Molti di questi, per realizzare il loro sogno, non hanno esitato a vendere la casa, le proprie abitazioni, costruire da se l’imbarcazione, utilizzare i propri risparmi. Tra le tante puoi incontrare anche imbarcazioni di grande lusso, ma sono decisamente in minoranza.

Dall’Europa ai Caraibi e l’indimenticabile Pacifico fino al sud-est asiatico, l’India, il Mar Rosso, il mondo è diverso e unico da luogo a luogo. Usanze etniche, religioni in combinazione con differenti livelli di sviluppo hanno dato vita a una varietà di culture uniche, che purtroppo a seguito della globalizzazione del mondo, stanno perdendo progressivamente la propria identità. Esiste un rapporto inverso tra il livello di sviluppo e la gentilezza della gente, come se valesse la regola: più gli uomini sono ricchi e assetati di danaro, meno sono disponibili e disinteressati. Da questo aspetto il singolo può apprezzare la differenza tra ricchi e poveri.

Il mare incontaminato degli oceani, molte colonie distrutte di coralli, spazi inospitali, stili di vita dannosi e il miracolo della nostra civiltà sono al tempo stesso interessanti e tristi. Fare l’esperienza dei varani indonesiani, delle orche e delle balene, catturare uno sgombro argentato, un tonno o un pesce regale, veleggiare andando incontro alla libertà, preparare il pane e il pesce su un atollo solitario, rimane per sempre nella mente come la bellezza originaria che ci viene carpita ogni giorno della ripetitività delle nostre abitudini. Solo per questo vale la pena di vivere il mondo in maniera diversa. Il mare ti insegna quello di cui hai bisogno, con la sua indulgenza e la sua crudeltà. Maledire il tempo non serve a niente ma ti illumina nella consapevolezza che il mare non trama in falsità e per proprio interesse, e che pur nella sua diversità, nell’essenza è sempre uguale: docile o agguerrito, con tutte le sue varianti.

Compiere il giro del mondo è per molti ancor sempre un mito. Un mito che viene sconfessato ogni giorno, infatti in questo momento sono almeno 200 o forse più i naviganti impegnati a circumnavigare il mondo. Quanto di più positivo vi è in un viaggio di questo genere è la ricchezza interiore che ne deriva. Per noi i momenti più difficili erano lottare con le onde altissime e vincere la paura di essere attaccati dai pirati nel Mar Rosso. Abbiamo avuto fortuna!

Fare il giro del mondo a vela richiede uno sforzo fisico notevole, a volte provoca un forte stress, ed è una combinazione di molte attività e a volte di decisioni sofferte. Quanti decidono di affrontare questa esperienza possono fare scoperte entusiasmanti ma anche incontrare serie difficoltà. Ad ogni modo al rientro non si è più la stessa persona. La moltitudine di differenti situazioni ed esperienze vissute temprano il velista e lo arricchiscono di numerose conoscenze, tra queste la consapevolezza che l’andar per mare richiede tempo e coraggio, rispetto per la sua potenza, che in ogni momento ti può vincere. Il mare e la vita accanto a esso ti avvicina alla natura, con la quale ben presto entri in simbiosi.

Dall’aspetto velistico è meraviglioso veleggiare con i venti costanti, in tutta rilassatezza, vivendo semplicemente e facendo visita a una serie di luoghi molto differenti, già per il clima, dal nostro ambiente abituale. L’esperienza di navigare per giorni e giorni con il gennaker è possibile solo nell’oceano. Questo può sembrare a volte come un deserto ma in verità l’oceano è ogni giorno diverso, nel gioco dei colori, delle onde e con le presenze degli abitanti che ospita. Immersi in questo elemento si gode della libertà di riflettere, di meditare sulla vita e il suo senso, venendo in contatto senza accorgersene con i quesiti filosofici più essenziali. Nei lunghi tragitti il velista è preso dal ritmo dei venti portanti e dal respiro dell’imbarcazione che naviga con dolcezza verso nuovi approdi. Succede raramente in Mediterraneo di percorrere in un giorno 200 miglia, perché qui i venti non sono mai costanti. Nell’oceano invece si possono superare grandi distanze in tutta tranquillità. In particolare l’oceano Pacifico, con le sue vaste distese, le sue isole, gli atolli, ha premiato i nostri sogni e le nostre aspettative con la bellezza unica dei suoi colori, vegetazione, vita… Ad essere sincero non vorrei ripetere invece la navigazione che ci ha portato in Indonesia, a Singapore, in Malesia, anche perché qui i venti sono molto incostanti con lunghi periodi di bonaccia. Accanto a ciò esiste il pericolo reale rappresentato dai pirati, dei mari insidiosi, dalle forti correnti e dal traffico intenso… Esserci stati per una volta soltanto è più che sufficiente!

Sebbene il giro del mondo significhi affrontare anche diversi pericoli, collegati alle condizioni meteorologiche, ai banchi di corallo, ai traffici, ci siamo trovati davvero in difficoltà solo alcune volte. Il pericolo più grande l’abbiamo passato nelle acque colombiane, quando abbiamo dovuto affrontare una terribile burrasca, con onde incrociate, in una notte senza luna e stelle, l’autopilota guasto, la vela danneggiata e l’equipaggio ormai allo stremo.

Le possibilità che da un tale viaggio non si faccia ritorno sono comunque di anno in anno inferiori, infatti le imbarcazioni e le loro attrezzature sono sempre più moderne e di qualità. Inoltre la sicurezza di navigazione è sempre più garantita dagli strumenti elettronici di comunicazione e di elaborazione dati, dalle carte nautiche, dai bollettini meteo e da diverse cose ancora. È mio parere che, oltre alle necessarie conoscenze, è importante essere prudente al momento giusto, non rischiare quando ciò non è indispensabile, essere sempre di guardia, specie lungo le rotte molto trafficate in prossimità dei banchi di corallo. E accanto a questo è necessario avere un pò di fortuna. Se sei nato sotto una buona stella la fortuna è come un dono.

Il nostro viaggio l’abbiamo suddiviso in tappe e periodicamente facevamo ritorno a casa. In questa maniera è possibile con una certa semplicità unire differenti interessi e situazioni.

Questo in breve il tragitto del viaggio svolto dall’imbarcazione Fyn:

  • dall’Istria fino alla Canarie, attraverso l’Atlantico fino a Tobago, da Trinidad alla Guadalupa, dalla Martinica fino a Panama,
  • dalle isole Galapagos fino alla Polinesia francese,
  • dalle isole di Cook fino a Tonga, Nuova Zelanda e Australia,
  • dall’Indonesia a Singapore, Malesia e Thailandia,
  • dalle isole di Andatane fino allo Sri Lanka e l’India,
  • dall’Oman fino a Gibuti, l’Eritrea, l’Egitto e dalla Grecia a casa,
  • dall’Italia alla Tunisia, da Monastir a Gibilterra,
  • dalle Canarie alle isole di Capo Verde,
  • dalle Barbados fino a Grenada e Trinidad.

Quando ci si avventura in un viaggio intorno al mondo la cosa forse più difficile è abbandonare il senso di sicurezza che ci infonde l’ambiente domestico. Infatti il futuro ci riserva solo incertezze, interrogativi su come proseguire. Tuttavia la vita ci offre sempre nuove possibilità.

Queste, assieme al nostro impegno, riusciranno a vincere le incertezze scaturite al momento di fare ritorno a casa. Il viaggio intorno al mondo a me personalmente ha portato numerose indimenticabili conoscenze, accanto a Savitri e Kieron, i miei insostituibili compagni di viaggio.

Dovete fare in fretta anche voi, perché il mondo sta cambiando con una rapidità spaventosa e sugli atolli non troverete più nessuno ad attendervi con un mazzo di fiori, salvo all’aeroporto di Papete nella Polinesia francese, sempre che qualcuno l’abbia pagato in anticipo. Il primo viaggio intorno al mondo l’ho concluso il 25 giugno 2002 mentre Savitri e Kieron l’hanno portato a termine il 25 dicembre 2002, quando siamo nuovamente approdati a Trinidad.

Quanti desiderano navigare con me nel mar dei Caraibi possono ricevere maggiori informazioni sul sito www. wrs1.com/fyn/

Vi auguro un viaggio indimenticabile e un felice ritorno a casa.

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