Ancoraggi di piacere

Esperienze di bordo n. 575, marzo 2010: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

ANCORAGGI DI PIACERE

Testo di Filippo Bonfiglietti
Pubblicato su Nautica 575 di Marzo 2010

Tutti sanno che la nautica da diporto è uno sport discutibile: così come lo è la stessa idea che professionisti anzianotti, per divertirsi, non trovino niente di meglio che comprarsi giocattoli costosi e consumare quantità folli di gasolio, solo per fingere di scoprire terre lontane e per giocare ai pirati.

È un’attività così discutibile che qualcuno, su un silo di Oneglia, durante l’ultimo raduno delle barche d’epoca ha appeso un lenzuolo con sopra una sentenza lapidaria: “Lavorare con le gru e con i cigni… in un porto che vive di pesca e di commercio… non un cimitero di bar-che… Dove vive il porto vive la città… una città per tutti”. L’ignoto poeta evidentemente ignora che la nautica da diporto è un guadagno per chi ci lavora e per il turismo, tutto a spese dei diportisti.

E, se è vero che il futuro della Liguria sta proprio nel turismo, forse vale la pena di ragionarci. Perché il porto non è un cimitero di barche ma, casomai, un indispensabile parcheggio.

Mentre, per il turismo nautico, i porti sono necessari, ma non bastano. Perché è vero che molte barche non si muovono mai dai porti, ma ce ne sono anche che vanno in giro. E lasciano denaro, dovunque vadano.

D’estate, di giorno, innumerevoli barche si trasferiscono da Cannes e dalla Napoule tra le isole di Lérins. Quelle di Nizza invadono la baia di Villefranche. E tutti i posti più belli della Costa Azzurra – Cap Ferrat, Cap d’Antibes, Saint Tropez, Porquerolles, San Raphael e così via per non parlare della Maddalena, dell’isola d’Elba, della Corsica – sono zeppi di barche a spasso. Nonché di gente che, la sera, affolla i ristoranti e i locali notturni.

E la Liguria? Niente: tutti in fuga verso questi luoghi di delizie.

Gli ancoraggi di piacere in Liguria? Un’eccezione: il Tino, la Palmaria, Portovenere: che sono una cosa sola. Da lì a Genova praticamente nulla, salvo il Tigullio. E nel Ponente, dove gli approdi ameni non sono più di tre o quattro, all’isola di Bergeggi non si può avvicinare nessuno, alla Gallinara la parte migliore è vietata per proteggere le praterie di poseidonia e, alla spiaggia dei Saraceni, quando arriva la motovedetta di una delle nostre polizie è un fuggi fuggi generale perché ogni ancoraggio è sempre sbagliato, comunque sia.

La costa ligure è tra le più belle del mondo? Può darsi. Ma questa bellezza, per lo sfruttamento della nautica da diporto, serve a poco se la politica turistica, oltre a non attrarre chi è lontano, fa scappare chi è vicino. Con spese per lui e danno per tutti. Deificando le praterie di poseidonia senza proporre alternative né soluzioni. Come se, per proteggere le opere d’arte dal fiato e dal calore di visitatori poco professionali, si chiudessero gli Uffizi, il Louvre e il Metropolitan Museum. Seguendo l’esempio dell’isola di Montecristo, sottratta non solo all’orrore di essere calpestata dagli umani ma perfino a quello di avvicinarcisi, per la gioia dei gabbiani.

Eppure, una soluzione semplice ci sarebbe: quella di predisporre, nelle aree più appetibili, ormeggi forniti di corpi morti, catenarie e gavitelli. E, naturalmente, trovando il sistema per farsi pagare: tanto, gli scemi con barca sono abituati a pagare sempre, caro e senza discutere.

Così si ricaverebbe denaro, si garantirebbero ormeggi sicuri e si eviterebbe perfino che i soliti idioti si ancorino troppo vicino a noi, come succede ogni volta che diamo fondo dopo aver messo ogni cura per evitare abbordi.

E ciò non significa una minore attenzione all’ambiente. Ci sembra giusto, qui, dire a chi non lo sa che a Porquerolles ogni fuoco è vietato, che le automobili non possono circolare e che non si può neppure gettare un pezzo di pane ai pesci. I quali, viziati e rimpinzati dai turisti durante i mesi estivi, potrebbero disimparare a cercarsi il cibo da soli e così morirebbero di fame in inverno, con grave depauperamento della fauna ittica.

Quanto ai luoghi possibili nella Riviera del Ponente ligure, i tre citati prima – Bergeggi, Gallinara e Saraceni – sembrano fatti apposta per queste cose. Tra questi, il più interessante è proprio lo stretto tra la Gallinara e Albenga, analogo a quello tra le isole di Lérins davanti a Cannes: protetto, ampio, poco profondo. Così come una catenaria al posto giusto, nella baia dei Saraceni, permetterebbe a tutti di ormeggiarsi dove e come si deve.

Tutto questo è facile da progettare e anche da fare. Anche perché le nuove disposizioni legislative sulle aree marine protette dovrebbero essere d’aiuto.

Certo che, se non si fa qualcosa del genere, ci resta solo da “lavorare con le gru e con i cigni”, come dice il vate di Oneglia.

Lasciando che del turismo nautico continui ad approfittare qualcuno più abile. E tanto peggio se il piccolo cabotaggio per cui il porto è nato non esiste più, se i pescatori sono sempre meno e se il porto è ridotto a uno squallido parcheggio – non cimitero però, per favore – per barche che non si allontanano mai e su cui non sale mai nessuno.

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