Hakuna Matata nel Golfo del Leone

Esperienze di bordo n. 599, marzo 2012: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

GLI EX-VOTO DI CIGALE (CIKAT)
NELL’ISOLA DI LUSSINO

Testo di Attilio Menconi Orsini
Pubblicato su Nautica 600 di Aprile 2012

Sono molti i santuari con immagini votive o ex-voto di marinai lungo le coste dell’Adriatico, specie quelle orientali. Negli anni ho dato la caccia, perchè sulla rotta delle mie crociere, soprattutto a due: S. Pietro ai Nembi e Cigale. Per S. Pietro ai Nembi, di cui avevo trovato menzionata su alcuni testi risalenti ai primi anni del ‘900 la presenza di una collezione di ex-voto, già molti anni fa sono sceso a visitare le possibili chiese e cappelle, tutt’ora esistenti o in rovina, sia sull’Asinello (Ilovic) che su S. Pietro, ma inutilmente, inutili anche colloqui con parroco dell’Asinello e frati del convento, sembra che di questi ex-voto si sia perso anche il ricordo.

Per Cigale la difficoltà era stata un’altra e molto più banale: nelle mie speranzose passeggiate fino a Punta Annunziata avevo sempre trovato la chiesa chiusa, finchè quest’anno, grazie all’aiuto di Igor della scuola sub Diver di Cigale, sono riuscito a farmi aprire, tutta per me, la chiesina.

La chiesa è dedicata alla Annunciazione della B.V.M., costruita sulla punta a sud dell’ingresso della baia di Cigale è visibilissima dalle barche che sfilano lungo la costa ovest di Lussino, anche perchè con la colorazione bianca e gialla spicca contro le fitte pinete che rivestono la baia. La punta si chiamava Punta della Madonna o Punta Annunziata, e per quest’ultima denominazione i motivi sembrano poter essere due: per la consacrazione della chiesa alla Annunciazione ma anche perchè era uso che i vascelli sia in partenza che soprattutto in arrivo a Lussino sostassero nella baia per permettere a marinai e loro famiglie di assistere a una funzione religiosa di ringraziamento, o di buon augurio per il viaggio, che costituiva il primo o un ultimo saluto delle famiglie ai marinai. Un cartiglio sul frontone insieme alla data, 1858, della costruzione della chiesa sul posto di una preesistente cappella divenuta insufficiente a contenere i numerosi ex-voto, riporta la scritta “ne avertas oculos a fulgore huius sideris, si non vis obrui procellis” che si può liberamente tradurre con un invito a non distogliere lo sguardo dalla stella della B.V.M. che così avrebbe protetto i marinai dalle tempeste. Con il che si evidenzia l’intimo legame fra questa cappella e la gente di mare.

Attualmente all’interno le parete laterali sono fittamente e interamente tappezzate da 77 quadri, più un modello e due mezzi-modelli. Molti, o forse tutti, non sono gli originali (che non so ove siano conservati) ma delle riproduzioni, precauzione più che comprensibile sorgendo la chiesina in una zona isolata e non essendo dotata di sistemi di allarme antiintrusione. In ogni caso comunque si tratta di una collezione imponente anche perchè assolutamente monotematica riguardando solo soggetti navali, mentre normalmente negli ex-voto dei santuari anche di località di mare si va dal cavallo imbizzarrito alla caduta, dall’incontro coi briganti alla grave malattia, ecc. e fra questi anche i soggetti navali.

Il gruppo più numeroso e per me più interessante dei quadri è costituito da ex-voto più alcuni votivi (cio immagini non di ringraziamento per un intervento salvifico della B.V.M. ma consacranti il battello o una sua impresa) riproducenti imbarcazioni del periodo della grande navigazione a vela dei lussignani, cio della seconda metà dell’800.

Purtroppo i quadri sono sotto vetro (piuttosto sporchi) e nella mia visita il sole produceva una serie di forti riflessi, inoltre se sono ben fruibili quelli delle file più o meno ad altezza d’uomo, quelli delle file più in alto non lo sono quasi per nulla essendo la navata della chiesa piuttosto stretta e alta. Ma limitandosi ai primi alcune particolarità sono facilmente rilevabili.

Anzitutto la tipologia delle imbarcazioni: sono tutti o brigantini o, i più numerosi, bark (cio brigantini a palo, bark è una probabile translitterazione della voce inglese barque), evidentemente l’imbarcazione in assoluto più usata dalla marineria di Lussino. Un poco più piccoli dei bastimenti attrezzati a nave (cio con tre alberi tutti con vele quadre salvo quello di mezzana che portava anche una vela aurica), con due alberi a vele quadre (brigantini) o con due alberi a vele quadre più uno di mezzana esclusivamente a vele auriche (brigantino a palo o bark) permettevano evidentemente un risparmio di mano d’opera e una maneggevolezza comoda per le rotte entro il Mediterraneo ma con dimensioni e attrezzatura capace di affrontare ogni mare o oceano.

Dal punto di vista “grafico” si riconoscono due stili, e quindi probabilmente due botteghe pittoriche, specialmente evidenti in due particolari: nell’immagine della Madonna che interviene dalle nuvole, pressochè strettamente codificata in due stili differenti, e dall’iscrizione alla base del dipinto, in una delle due tipologie riportante in sequenza quasi telegrafica nome (es. “bark austriaco Jupiter”), anno di varo, capitano (e qui scorrono i nomi delle grandi famiglie lussignanesi di armatori-capitani, dai Cosulich ai Petrina, ecc.) data, località e stringata descrizione del pericolo (es. “naufragato il 19 aprile 1865 in oceano Indiano”), miracolo e motivo del voto (es. “equipaggio salvo”). Nella seconda tipologia invece, oltre alla differente rappresentazione della Madonna, la descrizione del fatto  molto più estesa, una narrazione vera e propria (ad es. “add” 10 marzo 1866 Capitano Ildebrando Petrina di Lussingrande il brik Carità riceve delicatissimo incarico di un trasporto di armi e munizioni per l’Arciduca Massimiliano d’Austria in Messico. Al ritorno con un carico di oggetti preziosi naufraga vicino la Spagna per uragano scomparso tutto l’equipaggio salvo solo il Petrina dopo sforzi sovrumani a nuoto”).

I luoghi dei pericoli corsi e degli interventi di salvezza della Vergine ricoprono tutti i mari della terra, dal Golfo di Trieste al Capo di Buona Speranza, dalle Bocche di Cattaro al Capo Horn, alle coste cilene (verso la fine dell’era velica il carico pi&ùgrave; frequente per i velieri era il guano di queste coste). Una conferma che il mare, quando si infuria è sempre e dovunque pericoloso. Anche la tipologia delle situazioni di pericolo è, sempre considerando questi dipinti esaminabili, piuttosto uniforme: quasi esclusivamente venti di uragano che riducono a strisce le vele, fanno cadere alberi e montare enormi frangenti a bordo delle barche ingavonate. Non vi sono abbordi o incendi o arenamenti o altri dei tanti pericoli possibili. Come di norma per imbarcazioni a vele quadre in condizioni di venti di uragano, quelle ritratte hanno spiegato le vele di gabbia terzarolate (erano abbastanza in alto da non rischiare di ricevere le ondate anche se questo aumentava la loro forza di sbandamento) e una o due piccole vele di taglio, generalmente alle estremità, un fiocco a prua e una all’albero di mezzana. Questo consentiva un assetto equilibrato: molte stanno evidentemente stringendo il vento o per resistere stando alla cappa e opponendo all’urto dei marosi i masconi o per evitare di scadere sottovento. E’ l’improvvisa perdita di questo equilibrio, per l’esplosione di una vela sotto la forza del vento o per un cedimento dell’attrezzatura (è visibile un disalberamento della mezzana) a costituire la condizione che può determinare la perdita dell’imbarcazione e che sarà stato il momento in cui l’equipaggio ha fatto il voto di portare un quadro alla Madonna se si fosse salvato. Ed  il momento ritratto nel quadro, ritratto con estrema precisione come è la norma in questi casi: il committente infatti, uomo di mare, era probabilmente poco attento agli aspetti artistici del quadro che l’artista faceva ma attentissimo a quelli tecnici, per di più dovendo l’opera essere esposta alla vista di altri uomini del mestiere e dovendo raccontare l’accaduto. Dopo tale momento probabilmente l’equipaggio sarà riuscito a spiegare un’altra vela, e questo fatto sarà considerato il miracolo perchè con l’imbarcazione così sbandata l’operazione di muoversi sui pennoni quasi verticali era un suicidio quasi certo.

Citerei infine come una curiosità a metà fra impresa sportiva e operazione di marketing (i lussignani erano famosi anche per un certo attaccamento all’utile economico) un quadro votivo, non quindi un ex-voto, del “Contessa Hilde” capitano Alessandro Petrina di Lussingrande che compie il viaggio Trieste-Cile con un passaggio dal Capo di Buona Speranza nel quale  “più veloce del record del clipper inglese Cutty Sark”, un pò di pubblicità sempre utile nei commerci.

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