Nostromo in bikini.

Esperienze di bordo n. 647, marzo 2016: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

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Gli articoli dattiloscritti (corredati di foto, anche in bianconero) che verranno scelti per essere pubblicati, devono avere un taglio adatto alla rivista e verranno remunerati secondo le tariffe abituali di Nautica. Eventuali manoscritti non potranno esser presi in considerazione.

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N. 2 – Giugno 2009

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Nostromo in bikini.

Testo di Gigi, Beatrice e il Vecchio “Vintage”
Pubblicato su Nautica 647 di Marzo 2016

Come ogni estate, da diportisti appassionati di mare e di barca organizziamo molto prima la vacanza – rigorosamente a tavolino in famiglia – con pò di “fantasia”, tanta voglia di navigare e, soprattutto, con la speranza che il compagno di avventura più temuto, il “Meteomar”, abbia voglia di star con noi e non contro di noi. Questa volta l’avventura estiva è riportare “Vintage”, un Cranchi 35 non più giovanotto, dalla Sardegna in continente pensando poi a cambiar misura a fine estate. Ogni membro della famiglia “equipaggio” partecipa all’acquisto con quote proporzionali in base all’età: un modo per responsabilizzare i figli che così partecipano e realizzano un sogno. La family (papà Gigi, mamma Laura, Alessandro e Beatrice) arriva in aereo con i pochi bagagli che una traversata consente. La barca è ormeggiata nel Marina di Puntaldia, poche miglia a Sud di Olbia, e il programma prevede la partenza il 10 Agosto per vedere nella notte di San Lorenzo le stelle dall’isola più bella del mondo. Destinazione: Liguria, Bocca di Magra via Corsica e poi si prosegue fino a Porto Lotti! In quei giorni le temperature erano alte, troppo alte (36-38 gradi), ma già a fine serata qualche fischio di vento fresco fa scendere il termometro di qualche grado, si respira, ma ahi ahi! Le previsioni sembrano cambiare e si comincia a scrutare il cielo e a posare gli occhi sulle bandiere! L’indomani mattina, consultato il Meteomar, caricati gli ultimi bagagli a bordo e pò di cambusa, le prime nubi si accumulano dietro Olbia e sull’isola di Tavolara. Il mare tuttavia è ancora bello e iniziamo la navigazione bordeggiando sotto costa, rotta nord, verso l’Arcipelago della Maddalena. D’improvviso, poco al largo di Tavolara, le nubi formano un cumulo e per il gran caldo si scatena il primo temporale dopo settimane. In un attimo sopra le nostre teste, spinto dal vento del Golfo di Olbia, si concentra un nubifragio che toglie il fiato e la visuale, le prime onde ci fanno ancor più spaventare ma, vedendo il sereno poco più a nord, non senza timore riusciamo a passare l’occhio del “ciclone” e con qualche timore anche Capo Figari. Sul Capo Figari il vento si fa più forte e inizia ad agitare il mare. Con il mare non si scherza mai, tantomeno con la famiglia a bordo, quindi pronti via al “consiglio di famiglia” che porta alla decisione di virare verso terra e riparare nel Golfo Marinella, il più ridossato dai venti. Via radio chiediamo ormeggio a Porto Marana, un marina riparato dove abbiamo trascorso molte vacanze e abbiamo pò di amici. Il meteo però peggiora e ci blocca lì un paio di giorni che trascorrono tranquilli tra un bagno e… qualche buon piatto tipico, ma i vestiti cominciano a scarseggiare! Martedì facciamo rifornimento, un controllo ai motori dal meccanico Silvano e usciti dal porto controlliamo orizzonte e mare, che sembra migliorare, e alla sera, dopo consulto di famiglia davanti a uno squisito “arselle e bottarga” della nostra Pina, si decide di dividere il gruppo in due “ciurme”: Mamma Laura e Alessandro rientrano in traghetto su Livorno, mentre Papà, Gigi e Beatrice, promossa Nostromo per il suo coraggio e amore per il mare, affrontano le intemperie che dal giorno dopo dovrebbero dar tregua. Infatti il vento cala e l’indomani puntuale all’alba arriva il taxi per la Mamma, un saluto tra di noi e si mollano ormeggi. GPS impostato, carta nautica e “Pagine Azzurre” in mano, prendiamo il largo nel silenzio, nemmeno la radio vogliamo sentire, il mare è stupendo e fuori Marinella, io e il Nostromo decidiamo di passare all’esterno dell’arcipelago e puntare su Porto Vecchio per tenerci lontani dalle Bocche di Bonifacio dove ancora c’è un pò di onda in lenta scaduta. Da Cala Volpe si muovono 2/3 mega yacht, bloccati da 2 giorni dal Meteomar avverso. Anche loro puntano verso la Corsica, ma più lenti di noi, li passiamo quindi a 22/24 nodi e via verso i Monaci sopra Capraia. Il mare è man mano sempre più bello, le foto lo confermano e, tra branchi di pesci volanti e grossi delfini, in un’ora e mezza già vediamo la Corsica del Sud. L’intenzione prima era di accostare (come Mamma Laura il vero comandante di famiglia ci aveva ordinato!!) ma dopo le Isole Cerbicali, il mare e il bel tempo – carburante non ne manca! – ci fanno decidere per la rotta su Porto Taverna a Solenzara. Alle 11.00 o giù di lì entriamo a far rifornimento di carburante e magari cercare una baguette per noi. Troviamo parecchie altre barche, chi in risalita, chi in discesa verso Sardegna, e chi confuso non sapeva dove andare! Fuori dal porto, essendo le ore centrali, si alza vento da nord e ricominciano pò di onde che ci rallentano la media del viaggio, ma molto vicino alla costa, forse a un miglio scarso, si naviga bene e arriviamo a Bastia. L’idea è di far tappa per la notte a Port Toga o al Vecchio porto di Bastia, ma è un pò presto, vediamo già l’Elba tuttavia non vogliamo rischiare e dopo un bagno e la merenda decidiamo di salire a Macinaggio, che però non prende prenotazioni; dato il periodo di centro estate bisogna annunciarsi e aspettare la conferma. Giusto davanti al porto, a sorpresa la pressione sul manometro scende a zero e va in allarme! Ahimè, vedo un tubicino rotto, poca cosa ma bisogna riparare. Chiamo via radio il Nostromo del Porto di Macinaggio, il Sig Jean Paul, cui espongo il mio problema e chiedo di entrare in porto per avaria specificando che ho una bimba a bordo. La lista d’attesa è lunghissima, ma Jean Paul mi tranquillizza dicendomi di restare in rada e che a fine serata farà il possibile. Via radio sentiamo molti scambi di chiamata, il Direttore a tutti dice di aspettare, il porto è pieno e sta facendo liberare degli ormeggi. Molti armatori italiani, purtroppo, mostrano però tutta la loro maleducazione e Jean Paul molto, molto professionalmente si trattiene da meritati commenti. La nostra educata pazienza viene infine premiata e alle 20.00 ci fa ormeggiare al pontile cortesia vicino alla stazione carburante, chiedendoci di liberare la banchina per le 8.00 e andare al cantiere Fernand dove un meccanico è già stato avvisato. Una organizzazione encomiabile. Serata libera… io e la Bea, con quei pochi abiti disponibili e bruciati dal sole, scopriamo le meraviglie di questo porto e villaggio che da parecchi anni non vedevo. La fame si fa sentire e c’è solo l’imbarazzo della scelta tra decine di ristorantini intorno al porto. La nostra attenzione cade su un locale molto carino con piatti tipici di cucina corsa rigorosamente di terra. Già tornando a “nanna” vediamo varie patisserie/boulangerie utili per la colazione di domani. Intanto l’altro equipaggio, quello della Sardinia Ferries, è già a Livorno e ci aspetterà a La Spezia il giorno dopo. Alle 7.30 del mattino libero l’ormeggio e mi sposto al cantiere, la mia bimba dorme ancora e alla 8.00 come un orologio arriva Fernand (il meccanico!) gustando un fantastico pain au chocolat… che ci sveglia l’appetito! Gli spiego il problemino, lui comprende e chiede un paio d’ore per recuperare il ricambio e provvedere alla sostituzione mentre noi si va a fare colazione “alla francese”. Con un pò del mio aiuto a metà mattina il problema è risolto, fatti i complimenti e ringraziato Fernand “saldiamo l’ormeggio” con stupore per la spesa… meno di 1/3 della precedente notte in Sardegna! Rabbocchiamo il carburante (anche quello più economico rispetto all’Italia) e riprendiamo la navigazione verso l’Italia. Le raccomandazioni di mamma Laura erano chiare: niente rotte a rischio in mare aperto, tenetevi a vista di terra. La tentazione di tagliar dritto su La Spezia per guadagnare tempo è stata forte, ma per prudenza abbiamo navigato solo a vista facendo rotta su Capraia proprio lì davanti.
Passata l’isola di Capraia a nord, con il GPS puntiamo su Livorno, ma sempre navigando a vista della Toscana. Le spiagge di Vada sono inconfondibili con le ciminiere della Solvay alle spalle, poi, raggiunte le acque cristalline della bella Secca della Meloria allarghiamo di qualche miglio la rotta per rispettare una gara di pesca. Anche Livorno è passato e la Bocca d’Arno, poi si intravede Viareggio e tutta la costa fin all’isola Palmaria. Costeggiamo la Versilia fino a Bocca di Magra ed entriamo a Porto Lotti dove già in banchina ci aspettano mamma Laura e Ale. I volti stanchi e scottati dal sole non nascondono l’emozione di ritrovarsi tutti e raccontare ogni dettaglio dell’avventura, con qualche vanto da “veri marinai!” Ovviamente davanti a un bel piatto di buon pesce al Ristorante la Rada a Porto Lotti. I racconti e particolari di una traversata, per chi non l’ha fatta sembrano esagerati e romanzati, ma è un’esperienza che unisce anche se si sta ore e ore in silenzio guardando l’orizzonte e la costa che si avvicina man mano.
Io di traversate ne ho fatte diverse, ma questa è la prima con la mia “bimba”, che man mano cresce ma resterà sempre come ci si chiamava in quella navigazione: il mio “Nostromo in Bikini”, agli ordini del Comandante Papà Gigi. Anche in inverno ricordiamo spesso questa mitica avventura un pò crociera e un pò crociata e il pensiero va già alla prossima stagione chissà poi con quale barca!!

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