Egeo, istruzioni per l’uso

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EGEO, ISTRUZIONI PER L’USO

Luciano Didero

Quest’anno in luglio «abbiamo fatto l’Egeo», con la nostra barca (Grand Soleil 38 + moglie e bimba di cinque anni), forse alla ricerca di emozioni forti, ma non fino al punto da dire: basta!

Infatti, in un certo senso sarebbe meglio dire che l’Egeo «ha fatto noi», o meglio che ha dettato le regole del gioco.

Per cui, ripensandoci dopo il ritorno a casa, mi sono detto che si poteva raccontare qualcosa di quello che avevamo visto e imparato agli amici velisti che volessero fare un viaggio di questo tipo.

La ricerca di «sensazioni forti« in Egeo è più che soddisfatta, nel senso che, a parte le bonacce che possono anche capitare, in estate il mare è quali sempre inc (forza 7/8) quando è buono; quando è cattivo si può avere facilmente un 9, e allora non vanno neanche i traghetti più grossi, figurarsi un’esile barchetta sotto i dodici metri.

A proposito della «esile barchetta»: da noi un 38 piedi passa per essere una barca abbastanza grande, ma «laggiù» con questa misura si è nel 10% delle barche più piccole (ho fatto un’accurata statistica); il restante 90% è costituto da barche dai 44 piedi in su, e si tratta quasi esclusivamente di charter, come a dire che ci vuole un matto per portare la propria barca in quel mare, infatti la maggior parte degli inglesi, tedeschi, più raramente italiani, spesso con barche medio-piccole, si ferma nello Ionio, più maneggevole.

Poi quello che conta è l’attrezzatura adatta, ed elencherò un pò scherzosamente, ma in totale verità, alcune cose da fare ed altre no.

È dunque necessario dotarsi delle ancore giuste, per il duro fondale greco, quindi se avete solo delle Bruce (il nostro caso), buttatele, e comprate delle CQR, che forse non areranno o saltelleranno, obbligandoti a rifare l’ormeggio tante, troppe volte, fino a che decidi di rinunciare alle più belle calette a memoria d’uomo, per andare a cercare rifugio attraccando ad un moletto dove il fondo tiene, ma il mare e il vento ti faranno in ogni caso soffrire per notti intere, se sarai costretto a fare delle soste obbligate. Il ché può succedere per troppo vento (e allora ricordate di portarvi una quantità extra di cima da ormeggio, che in quelle condizioni ben presto si logora in modo definitivo), oppure per via dei traghetti.

Questo può accadere in posti come Mikonos, e va raccontata tutta. Prima di partire avevo letto forse venti articoli nei quali si diceva di non andarci in luglio e agosto, a causa del casino e del troppo vento, che solleva un gran mare anche in porto, ma nessuno ci aveva messo in guardia contro i traghetti, che qui sono proprio grandi, o gli aliscafi: il porto è per loro, e le venti – trenta barche ormeggiate sono un optional, «loro» fanno le manovre in velocità (bravi, a dire il vero), ti mandano contro un mare feroce e poi si ormeggiano a pochi metri dalla tua ancora (a volte anche sopra), e se c’è vento (quindi sempre) tirano una cimona a terra, a volte per qualche ora, a volte anche per un giorno intero. Lui non parte e quindi nessuna barca a vela parte, possono farlo solo i motoscafi.

E ora l’argomento principe: le vele. La randa potete anche venderla (esagero), tanto non vi servirà quasi mai, troppo faticosa. Infatti in Egeo abbiamo visto, in navigazione, molte barche con la randa accuratamente chiusa e coperta, mentre dovranno essere molto efficienti le vele di prua (meglio se hai la trinchetta, noi non l’abbiamo), perché raramente si può usare un genoa grande tutto svolto, con un buon forza 8 basta e avanza uno straccio di fiocco per fare 6 – 7 nodi. Che non sono pochi per scendere il mare causato dal meltemi, alto, ripido, verde e molto bello, perché tanto a risalirlo non ci pensi neanche, e infatti per venire via da «quel mare» (stavo per dire scappare) abbiamo fatto il giro del Peloponneso, perché verso Atene e Corinto in quella settimana, neanche a parlarne.

Egeo? ora che ho visto forse ci tornerò.

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