Da Istanbul a Kushadasi

Esperienze di bordo:, storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica..

DA ISTANBUL A KUSHADASI

Testo di Emilio Marcozzi
Pubblicato su Nautica 530 di giugno 2006

Il “Waikiki” galleggia tranquillo nel marina Atakoy a Istanbul (www.atakoymarina.com.tr), una delle strutture più eleganti del Mediterraneo orientale, dotato di una stupenda piscina sul Bosforo a disposizione degli ospiti. La presenza di alcune imbarcazioni battenti bandiere di stati che si affacciano sul Mar Nero ci offre l’occasione di fare amicizia con i proprietari e di visitare le loro bellissime barche autocostruite.

“Waikiki” l’abbiamo trasferita qui da Giulianova, in Adriatico, in dieci fortunati giorni di navigazione con soste a Paxos, Egina, Psara, Lesbo, Limno, Cannakkale e arrivando all’alba del 7 giugno, in tempo per vedere il sole nascente che faceva risplendere i minareti di Costantinopoli.

Il 21 giugno dopo una breve crociera nelle isole di Principi, dove rimaniamo stupiti di fronte allo splendore delle dimore del XIX secolo nell’isola di Heybeliada, io e il mio equipaggio (mia moglie e i nostri 3 bambini di 2, 4 e 10 anni) percorriamo le 70 miglia di Mar di Marmara che ci separano dall’isola di Pashalimani con la sua bellissima rada protetta dall’isola di Koyun: potrebbe ospitare centinaia di imbarcazioni, ma la notte solo due luci di fonda saranno accese: la nostra e quella di una barca francese. Pace totale.

Il giorno successivo decidiamo di fare uno scalo mondano: Erdek, a 15 miglia. Vi fece scalo Giasone con gli Argonauti alla ricerca del vello d’oro ed è la più antica e celebre stazione balneare del Mar di Marmara. La banchina è a nostra disposizione e ci mettiamo all’inglese. Acqua, luce e ormeggio sono gratis, gli altri diportisti turchi ci danno il benvenuto. La mattina dopo usciamo dal porto, lasciando in lontananza a Nord l’isola di Marmara, famosa, appunto per le cave di marmo, dove, vicino al villaggio di Saraylar c’è la famosa spiaggia di marmo. Dopo 23 miglia siamo a Karabiga. Il tempo si è messo al brutto: piove e c’è vento, all’imboccatura del porto ci accorgiamo che la banchina è ingombra di pescherecci e già penso di dare fondo fuori dal porto con una notte illuminata dai fulmini, ma ecco il miracolo: i pescherecci si spostano e mi fanno un gesto di andare in banchina, con grande giubilo dell’equipaggio. Il porto è ben ridossato e il fondo buon tenitore. Buona notte.

Il giorno seguente, sotto un cielo plumbeo e un robusto vento da Nord, iniziamo a rosicchiare le 85 miglia che ci separano dall’isola di Bozkaada in Mediterraneo.

Doppiato capo Karaburun puntiamo verso Sud e con il vento a favore ci infiliamo nell’affascinante stretto dei Dardanelli (www.cerrahogullari.com.tr/ports.htm) tenendo il lato Est per approfittare della corrente discendente. Enormi navi ci passano vicinissime, i comandanti in plancia con il binocolo hanno facce serie: non vorrei essere il responsabile di quelle plance, con uno spazio di manovra praticamente nullo. Passiamo davanti a Gelibolu (Gallipoli) patria di Piri Rais, il cartografo di Solimano il Magnifico.

Usciti dai Dardanelli un bel sole ci accoglie e ci dà il benvenuto in Mediterraneo.

Avvicinandosi all’isola di Bozkaada l’attenzione è attirata da una fortezza eretta da Solimano il Magnifico, perfettamente ristrutturata e sede di un museo ricco di reperti. In seguito lo sguardo verrà attirato dalle luccicanti case bianche e dai numerosi ristoranti e caffè che si trovano lungo la promenade. L’isola è stata riscoperta dal turismo benestante di Istanbul. Bozkaada offre, lungo il versante meridionale, stupendi ancoraggi turchesi e belle spiagge come quelle di Ayana e Ayazma. Sulla costa di fronte all’isola c’è il porticciolo di Yukuyeri (collegato a Bozkaada dal traghetto) dove si prende un taxi per visitare la città più famosa del mondo: Troia.

Il giorno successivo decidiamo di fare una piccola tappa in Grecia. Doppiato Capo Baba Burnu, dopo 20 miglia di navigazione, atterriamo a Lesbo, nel porto di Mithimna.

Capitale turistica dell’isola, a 61 chilometri da Mitilene. Il porto è minuscolo e c’è posto per 4/5 barche (ma non preoccupatevi!) affiancate al molo. Volendo ci si affianca ai pescherecci e c’è buona acqua in banchina.

Molyvos è un borgo ligure in mezzo all’Egeo, che l’imperatore Giovanni Paleologo concesse ai genovesi dopo la caduta di Costantinopoli (1543). Sull’altura si staglia la potente fortezza dei Gattelusi. Il paese è incantevole con le sue stradine lastricate coperte di bouganville centenarie.

Da Molyvos facciamo 20 miglia per tornare nuovamente in Turchia, nello splendido e solitario arcipelago di Ayvalik, il cui nome significa “campo di mele cotogne”. È porto di entrata e sede del marina Setur (www.seturmarinas.com). L’arcipelago offre infinite insenature in un quadro idilliaco con una frequentazione quasi nulla di imbarcazioni. Il canale d’ingresso ad Ayvalik è ben segnalato e la città offre i più bei negozi di frutta visti sulla costa turca. Il marina dispone di un cantiere, del rifornimento di carburante e di un fornitissimo supermercato. Gli ancoraggi più belli sono a Nord Ovest dell’isola di Alibey, in particolare a Maiden Adasi (baia di Poroselene) con la sua antica torre di avvistamento dalla quale si ha una magnifica vista di Poyraz e delle altre isolette disabitate e verdi

Da Ayvalik la tentazione di tornare a Lesbo per visitare Mitilene, la capitale, è troppo forte, anche perché la piccola Chiara ha il morbillo e si impone il colloquio con un farmacista (il pediatra lo abbiamo già consultato al telefono) che parli inglese o italiano.

Arrivati nel porto di Mitilene c’è solo l’imbarazzo della scelta per l’ormeggio: centinaia di metri di banchina sulla città sono vuoti!! Scegliamo di andare dove vi sono le colonnine dei servizi. Inutile dire che anche qui nessuno ci chiede denaro per l’ospitalità, ma ormai ci siamo abituati. Dopo una visita dal farmacista che ovviamente parla italiano, come anche l’ufficiale della Guardia Costiera, affittiamo un’auto e ci dirigiamo a Antissa attraversando prima uliveti e poi boschi di ippocastani.

Da Antissa proseguiamo per Vatousa: una miniatura della Grecia ottocentesca; è bellissimo il cafeneion sotto al platano e il negozio del barbiere Koutrulidis. Mitilene è una città vivacissima, piena di caffè e di giovani. Il porto ospita circa sei barche. C’è posto per cento imbarcazioni.

Circa 24 miglia ci separano ora da Bademli Limani, sulla costa turca.

L’acqua limpida di color turchese, su fondo di sabbia chiara, gli oliveti a perdita d’occhio e le numerose sorgenti di acqua calda che zampillano lungo la sponda orientale del canale Sud, fanno di questo posto un ancoraggio da favola. Diamo fondo tra l’isola di Kalem Adasi e la costa: siamo soli con una barca americana.

Nei giorni successivi visitiamo, a 20 miglia, la vivacissima Foca (i focesi fondarono tra l’altro Marsiglia e sono considerati i migliori navigatori a vela del mondo antico) con il suo porto contornato da ristoranti e i dintorni che offrono decine di ancoraggi sicuri, come quelli dell’isola di Orak e della penisola di Foca.

Scendendo ancora a Sud visitiamo il golfo di Ildir, che presenta un complicato dedalo di isolette e ancoraggi solitari: il più bello e protetto dal Meltemi è la baia meridionale dell’isola di Kara. Sulla spiaggia di bellissima sabbia bianca ci attende un branco di muli selvatici, alcuni appena nati, che faranno la gioia dei bambini per tutta la mattinata. Sei miglia più a Nord c’è l’ancoraggio per passare la notte di Egri Liman. Quasi invisibile dal mare Egri è un lungo fiordo deserto dove dominano il silenzio e la macchia mediterranea.

Bastano sei miglia per arrivare a Cesme (collegata con traghetti da Ancona e Brindisi) dove si attracca al Marina Setur, ancora in fase di definitiva sistemazione. Poco distante dal porto c’è il vecchio edificio restaurato del Kervansary Hotel che ci riporta nel 1528, quando Solimano il Magnifico fece edificare questo enorme complesso con le tipiche stanze dei cammellieri e i mercanti dell’epoca.

A dieci miglia a Ovest di Cesme si staglia l’imponente profilo dell’isola di Chio. Il richiamo è irresistibile e 15 nodi di vento al traverso sono una leccornia che non ci lasciamo scappare. Prima di arrivare a Chio proviamo una sosta alle isole Oinousses. La sosta nello stupendo porto naturale, al cui ingresso vi saluta la statua di una sirena, rimarrà l’ormeggio più incantevole della nostra crociera. Anche qui saremo soli con una barca norvegese al nostro fianco. I ricchi armatori greci, quasi tutti originari di quest’isola, ne hanno fatto un posto che merita di essere visitato assolutamente.

L’arrivo a Chio è sulla falsariga di Mitilene: un vivacissimo paese pieno di ristoranti davanti a banchine vuote, per il piacere e la libidine del diportista. Ovviamente consiglio l’ormeggio nella parte Nord, vicino alla capitaneria, a causa del vento che qui comincia a farsi sentire. La città fu ricchissima per l’estrazione della resina sotto i Genovesi. La resina si ricava da una pianta spontanea, il lentisco, e serviva per vernici, cosmetici e farmaci, come anche per una specie di gomma da masticare utilizzata dalle odalische del sultano per profumarsi l’alito. Sotto i Genovesi furono fondati dei villaggi della resina-mastice (mastichochoria) sulla strada che va da Chio a Vessa nella parte sud occidentale. Il più famoso è Pyrgì. Cinque chilometri a Sud Est di Pyrgì c’è la spiaggia di Mavra Volià (una delle 10 spiagge più belle di Grecia): sassi neri che contrastano il blu dell’acqua. Nel 1822 i Turchi, durante una rivolta uccisero 30.000 persone in due settimane.

A 40 miglia a Est, sulla costa turca, giungiamo a Kushadasi, nel cui marina Setur ci dirigiamo per l’ormeggio. Il marina è attrezzatissimo: piscina, velaio, cantiere, supermercato, distributore, ma la città non ha alcun fascino. Da qui comincia la Turchia che amiamo meno, quella piena di caicchi, baie gremite, cemento sulle coste e prezzi salati e da qui prenderemo la direzione Ovest, per Samo, Ikaria, Mikonos, Tinos, Syros, Kithnos e il Canale di Corinto, ma questa è un’altra storia.

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