A vela in gommone volante

Esperienze di bordo n. 593, settembre 2011: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

A VELA IN GOMMONE VOLANTE

Testo di Michael Hall
Pubblicato su Nautica 593 di Settembre 2011

Venerdì 6 Maggio intraprendo finalmente il mio primo volo importante, o meglio, “crociera” in “Gommone Volante” dall'”ARMA” di Nettuno al Monte Argentario. 108nm/200km di percorso. La decisione presa giovedì fa sì che venerdì mattina, di buon ora, sono già all’avio superficie. Eseguiti i controlli di routine, spruzzato del grasso ovunque nel mio immaginario, l’acqua di mare potesse creare ruggine, incominciai ad inserire i waypoints nel GPS. La rotta tracciata la sera prima teneva ben conto dei numerosi cerchi rossi che vietano il sorvolo. Il tutto, perché avevo già escluso, ahimè, la rotta più ovvia.

Un gommone è fatto per il mare in fin dei conti, dunque vien da se: Capo d’Anzio virata a destra e prua dritta sull’Argentario. Già, però tale prua é costellata da divieti militari, civili e zone “R” (regolamentate ndr.) sino a nord di Civitavecchia, come anche dall’enorme zona di controllo aeroportuale di Fiumicino Aeroporto. Quest’ultimo in pratica imporrebbe un volo sino all’isola di Palmarola prima di poter virare a destra, in spazio libero, vanificando così, con una mera linea a tratti, la rotta più breve! Morale, decisi di catapultare il fatidico “gommone volante” via terra per l’80% del tragitto. Ed è bene che i lettori di Nautica sappiano subito che come esiste un “portolano,” esiste un “avio portolano” con le coordinate di tutti i campi di volo pubblici d’Italia.

Stacco da Nettuno alle 11.15 e alle 12, all’avio superficie dei Giardini di Corcolle,vicino Tivoli, dei gentili signori mi chiedono “ti sei perso il mare”? Mentre controllo il Simonini 100 HP, oggetto di grande interesse dei miei affabili interlocutori, come il resto di questo incredibile “Flying Inflatable Boat” (FIB), mi dicono che c’è una sorta di tam tam telefonico proibitivo del VDS (volo da diporto sportivo ndr) per via della presenza del Segretario di Stato Americano Hillary Clinton, in visita ufficiale a Roma. Un rapido consulto e non dirigo più sulla “Celsetta,” nei pressi di Campagnano, ma per il “Tucano”, situato poco dopo il casello dell’A1 di Roma nord, proprio per dare maggior “aria” all’aeroporto dell’Urbe, presieduto apparentemente da intercettatori di vario genere.

Atterro al Tucano mentre il vento rinfresca e mi confermano che siamo tutti “consegnati a terra”, sino alle 16 circa. Impietositi dal mio sgomento, il “comodoro”, Silvio Businello mi rifocilla ed il meccanico, in pianta stabile all’avio superficie mi offre un buon caffè ed il suo supporto pratico quando mi accorgo, prima di ripartire alle 17.00, che lo sfiato della benzina di uno dei serbatoi ne perde a fiotti! Conclusione; “troppo pieno e perdeva a causa della decompressione.”

Alle 17.15 decollo sperando il vento scemi. Velocità 28 kts, direzione Bracciano, allargo di 10 gradi ed acquisto 5 nodi circa, il lago “sfila” a sinistra ed intravedo controluce il top dei Monti S.Andrea di 1998 piedi, continuo a salire ed incominciano le “botte”: il vento non cala. Ma che bel panorama che c’è lì sotto a 600 metri (mi dico per rincuorarmi un pò) sulla mia sinistra invece, dei pali della luce scorrano a poco più di 100 metri, pigio ancora l’acceleratore a 5200 giri e salgo a 2650 piedi, (800 metri circa) viro di altri 5 gradi e guadagno qualche nodo in più. Visivamente mi rivedo la carta aeronautica che avevo ben scrutato la sera prima. Mi preoccupo di non navigare troppo a nord verso Monte Romano, dove è vietato volare da terra “Gnd” (ground) sino a 4000. M’accingo ad impostare “Alituscia”, Vejano, nel Viterbese, sul GPS per controllare ma l’avvisto subito sotto a sinistra.

Niente sosta. Il tramonto l’impone (dopo tale ora non è consentito volare agli ultraleggeri ndr.) e digito “Delta Top” di Tarquinia. Altre 18 miglia ed il vento nel contempo calerà. Incomincio a sentire freddo alle mani. Mi distraggo godendomi la natura sottostante, spicca marcatamente il color verde scuro degli alberi, in netto contrasto con il pallore delle accoglienti distese d’erba dove pascolano cavalli allo stato brado, provo ad estrarre la telecamera ma l’impresa non vale il rischio di togliere le mani dalla “barra”,(la “cloche” dei deltaplani ndr.) che spesso sobbalza bruscamente. Ben presto intravedo il mare, il distendersi della campagna sino alle sue sponde ed a sinistra, a grande distanza, Civitavecchia, a destra la centrale nucleare di Montalto di Castro.

Sono le 19:00 ed atterro. Due chiacchiere con Marcello Fiorani, che aveva appena finito di “tosarmi” la pista di 350 metri, prima d’affrontare l’ultima tappa di 22 miglia sul mare, finalmente! Con la promessa di rincontrarci sulla via di ritorno, alle 19.15 punto Monte Argentario, volando basso sulla scia del sole sonnolente. Correggo la prua per aggiustarmi il vento ed incrementare la velocità che sale a 43 nodi con l’ala picchiata e la barra incollata sotto le ascelle: benedetti quei giorni da velista, penso! Per ogni evenienza, abbasso la pala del timone. Vedo l’isola di Giannutri, il faro a Sud del del Giglio lampeggiare, oltrepasso, Ansedonia, sorvolo Cala Galera e tocco terra alle 20.10. sulla pista privata di un costruttore gentiluomo. Che spettacolo!

Sabato riposo con Alexandra oramai rilassata ed amici venuti in suo supporto morale. Domenica il ritorno, riporto al pieno i serbatoi immettendoci solo i 45 litri consumati ed alle 13:00 mi alzo per giuocare sull’acqua facendo qualche “touch and go” sino a Cala Piccola, dove s aluto i miei “supporters” ed inverto la rotta, lasciando Punta Cervia alle 13.30. Al mattino, lo specchio d’acqua di fronte al Giglio era davvero da calma piatta ed ora, come previsto dalla meteo, il venticello promesso da W incominciava a farsi sentire ma da WNW, meglio cosi! Aggiusto la prua sfruttando il vento quanto mai possibile, 44 poi 48 nodi. Un mio amico con un Itama rosicherebbe, penso.

In un baleno raggiungo il Delta Top dove atterro alle 14.15. Non c’è nessuno! Devo decidere se proseguire via mare, sfruttando il vento in coda, senza termica, magari volando basso a 7 o 10 miglia da Fiumicino e l’aeroporto militare di Pratica di Mare, virando a sinistra ai waypoint inseriti dopo Tor San Lorenzo o ripercorrere la stessa rotta dell’andata. Opto di prendere la decisione, obbligata anche dalla longitudine geografica, all’arrivo a Santa Severa. “H”, come ho deciso in memoria di mio Padre, di chiamare il mio Polaris Motor AM-FIB, presto oltrepassa Civitavecchia, il porto turistico di Riva di Traiano, dove le barche a vela sottostanti sono in piena festa grazie al vento teso. “H” a 52 nodi copre le 15 miglia per Santa Severa, dove ero già stato anzi tempo ma, come passeggero sul Deltaplano a motore rosso Ferrari dell’ amico Paolo. Altro che i 18 km orari di vento previsti, forse, erano 18 ma in “nodi”.

Ipotizzo di proseguire l’indomani e mi consulto con il folto gruppo di piloti riunitosi stupefatti attorno ad “H” sulla miglior rotta da prendere. Prevale il buon senso indubbiamente, o meglio, il senso civico in rispetto delle norme ed afferro il suggerimento di sfruttare il “buon vento” lasciando la costa per dirigermi verso l’interno, con Bracciano a sinistra. Così, dopo un panino ed un caffè, stacco alle 18.50, i nodi sono ora 54! Poco dopo “H” s’impenna vertiginosamente tiro istintivamente la barra al petto ma la prua rimane dritta su in verticale, tolgo il piede dall’acceleratore e la prua dopo interminabili secondi finalmente si abbatte. Se avessi continuato sul mare questa termica non l’avrei beccata di certo… D’ogni buon grado posiziono il vento “al giardinetto.” Vedo un aereo di linea al traverso della mia prua molto più in alto. Cos’è che si diceva in aula a proposito della portata dei rotori provocati dai velivoli più grandi?

Rammento le parole di quei santi istruttori presso la scuola di volo “Volere e Volare”, che ringrazio ancora, sulle aerovie, quote di volo ecc. Bracciano a sinistra, un altro aereo di linea, il campanile di San Pietro a destra, 56 nodi. “Alla via cosi” mi grido. E chi si ferma più! Aspetto di vedere l’autostrada e viro a destra, imposto “Corcolle”-Tivoli, che supero in un non nulla, digito “Artena,” ai piedi di Velletri, ma il GPS non risponde agli input! “Shit”, perché ora?

Ma ho le batterie di scorta, mi dico fiero per la previdenza ma, nel contempo, “nero” consapevole di non poterle cambiare in volo per il rischio che finiscano nell’elica. Comunque ora sono a “casa” ed il “profumo della stalla” si farà sentire. Rilevo “Artena”, faccio l’ennesima chiamata per una prova radio e per la prima volta durante tutto il viaggio un buon cristiano mi risponde che mi sente forte e chiaro. Ringrazio e chiudo. Poco dopo vedo il mare, la “torre” dell’albergo di nettuno ed a sinistra la cupola della centrale elettrica, in mezzo, dopo la discarica, c’è “HOME.” Sì, ma dove? Non la trovo! Ricontrollo la benzina, ce né ancora tanta, mentre le serre a terra mi sparano i raggi solari in faccia, cerco le antenne a traliccio rosse e bianche vicino Torre Astura le avvisto e rilevo lo “scaccia pensieri” che domina Nettuno.

Ok, ora faccio un “circling” ed ecco l’avio superficie! Atterro alle 19.31 in solo un’ora e quaranta da Santa Severa. Si rifarà ma, next stop Ponza. Viva “H”!

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