Il Museo Oceanografico di Monaco

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Scritto da Nautica Editrice

Una visita al Museo Oceanografico di Monaco è un’esperienza che non dovrebbe mancare a tutti coloro che amano il mare e che hanno a cuore il futuro dell’umanità

IL MARE IN VETRINA
Un profondo senso di rispetto, un’atmosfera carica di pathos, silenzio da cattedrale o commenti a fil di voce, l’interesse, il fascino, la suggestione emanata dai soggetti esposti: tutto questo appartiene un pò a tutti i musei, così come a tutti i musei appartiene un costante riferimento al passato. Il Museo Oceanografico di Monaco non fa eccezione nell’offrire simili momenti di magia culturale, ma aggiunge qualcosa in più. Al ricordo del passato unisce la conoscenza del presente e l’indagine del futuro, in una struttura viva e dinamica, in perfetta fusione fra una seria immagine d’altri tempi e una didattica vivace e altamente formativa, più in linea con la nostra epoca.Vissuto nella stagione delle grandi vacanze, il museo mostra il segno tangibile di un successo divulgativo, cui ha certo contribuito per anni il carisma di Jacques Cousteau, il mitico “Comandante”, direttore del museo dal 1957 al 1988. È un successo che vale un milione e passa di visitatori all’anno: appassionati, curiosi, o semplici turisti che periodicamente affollano quelle sale in cui storia e tradizione scientifica si riallacciano ad un ritratto attuale del pianeta mare. E del mare, o meglio degli oceani, il museo illustra le caratteristiche fisiche e le problematiche ecologiche, indagando anche nei suoi abissi più profondi e sconosciuti. Un ritratto che si fa ancora più vivo nelle spettacolari vasche dell’acquario, un mare in miniatura in cui far conoscenza con specie note e meno note, sia delle nostre acque che delle ricchissime aree tropicali.

Il museo ha, però, anche un altro volto, più suggestivo per chi avendo già lunga familiarità con il mare e i suoi abitanti possa travalicare l’aspetto didattico ed entrare nell’anima di questo vero e proprio tempio del mare. Meglio, volendo in questo caso viverne le sfumature, scegliere un periodo fuori stagione, quando anche Montecarlo, spenta la sua cornice di mondanità, si presenta più disponibile. Allora è bello, magari in una piovosa mattinata invernale, aggirarsi solitari per le sale del museo, sentire il vecchio parquet scricchiolare sotto i piedi, e annusare quel profumo di antica scienza che trasuda dalle vetrine: qui centinaia di organismi imbiancati dal tempo e dalla formalina riposano contorti in vasi di vetro dalle etichette ingiallite.

E al centro della sala dedicata all’Oceanografia Zoologica, ecco la corsa dei grandi scheletri: una mandria di mammiferi marini dominati dalle ossa di una balena di 20 metri, arpionata nel 1896 dallo stesso Principe Alberto I°. A cornice del grande cetaceo altri spettacolari abitanti del mare: squali e granchi giganti, pescispada, pescisega, tartarughe, e il mitico celacanto, considerato estinto fino a pochi decenni or sono. Testimonianze di un’oceanografia pionieristica, e vivo ricordo di un uomo che, nonostante i suoi impegni governativi, dedicò se stesso allo studio degli abissi marini.

L’allestimento di 4 navi da ricerca, 28 campagne scientifiche compiute fra il 1884 e il 1914 in tutti i mari del mondo, la messa a punto di strumenti scientifici per la raccolta e classificazione di specie abissali, fanno di Alberto I°, Principe di Monaco, un’importante figura nella storia dell’oceanografia. Fu lui a far costruire e a donare “come un’arca d’alleanza per gli scienziati d’ogni paese” il Museo Oceanografico, inaugurato il 29 marzo del 1910 dopo 11 anni di lavoro, e alla sua statua che saluta il visitatore nel grande atrio non si può non dedicare un attimo di rispettosa riflessione.

La recente apertura di una nuova esposizione dedicata al corallo rosso in tutti i suoi aspetti, introduce nell’affascinante mondo del Museo Oceanografico di Monaco. Il nuovo spazio espositivo è stato, infatti, allestito nell’atrio, ed abbina l’aspetto didattico e divulgativo (Minerale? Vegetale? Animale? Incredibile quanta gente non sappia di quale origine sia il corallo) culminante con la ricostruzione di una grotta sottomarina fiorita d’oro rosso, all’aspetto spettacolare con l’esibizione di alcuni splendidi rami di corallo giapponese, e infine a quello più propriamente scientifico in cui vengono presentati gli studi condotti all’interno del museo dal Centro Scientifico di Monaco.

Uno spazio particolare è stato poi dedicato alla lavorazione del corallo, di cui la nostra Torre del Greco è ancor oggi centro mondiale. Per celebrare l’apertura della nuova esposizione è stata anche allestita una mostra temporanea di gioielli ed opere d’arte in corallo, per la maggior parte provenienti da artisti italiani, durata purtroppo un solo mese. La fusione fra la sensibilità artistica e la bellezza intrinseca del materiale raggiunge in alcuni casi effetti straordinari, e chi ha avuto la fortuna di visitare questa mostra ospitata nella sala delle conferenze ne conserverà a lungo il ricordo.

Mentre al pianterreno si trova anche la già citata Sala di Oceanografia Zoologica, al primo piano, nella Sala Alberto I°, si torna a respirare atmosfera d’altri tempi. Suggestiva ed incredibilmente perfetta (con tanto di “scienziati” personalizzati) la ricostruzione del laboratorio scientifico allestito sull’Hirondelle II, l’ultima e la più moderna delle navi oceanografiche del principe monegasco. A destra, la Sala di Oceanografia Applicata illustra, invece, alcuni dei più conosciuti prodotti del mare e il loro uso non sempre noto (sapevate, ad esempio, che dal bisso della Pinna nobilis si otteneva un tessuto?); ma a colpire il visitatore è soprattutto la fedele riproduzione in scala naturale di un calamaro gigante, lungo ben 13,15 metri, pescato nelle acque di Terranova.

Ancora più su, sul tetto dell’edificio, che da 85 metri d’altezza cade a picco in mare, si gode anche una bella visuale dell’insenatura di Montecarlo, e ci si può ristorare in un confortevole locale. Per visitare la zona più spettacolare del museo occorre, invece, scendere di qualche piano, magari con l’ascensore, ed entrare in uno dei più grandi acquari d’Europa. Qui forse non troveremo le vasche-spettacolo dei marineland americani, ma 90 vasche per un totale di oltre 4.500 pesci non sono male, soprattutto osservando la perfetta pulizia, lo stato di salute dei pesci, e le generose informazioni didascaliche che illustrano ogni specie e le sue abitudini.

Anche in questo caso, poi, all’aspetto spettacolare si abbinano sia quello scientifico che quello tecnico riguardante le raffinate soluzioni acquariologiche adottate. Così, se l’impatto più immediato viene dalla grande vasca da 25.000 litri, dove sono ospitati due squali di reef, o dal murenario (la “nonna” dell’acquario, una murena cioccolato di oltre 25 anni, vive però in una vasca a parte), di maggior interesse specifico appare la piccola vasca in cui sono ospitati coralli fluorescenti provenienti dagli abissi della Nuova Caledonia.

Star dell’acquario resta, comunque, la grande vasca da 40.000 litri, in cui non solo è stato integralmente trasportato e ricostruito un pezzo di reef tropicale (prelevato, per la cronaca, dai fondali di Gibuti), ma con una specifica tecnica, messa a punto dal prof. Jean Joubert, creando flussi di corrente e abbinando specie perfettamente interattive, si è resa la vasca del tutto autosufficiente. In altre parole, è stato ricreato un ecosistema naturale completo di coralli, molluschi, alghe, pesci e invertebrati vari in cui l’intervento umano si limita al controllo dei parametri chimici dell’acqua. Un esperimento costato 1.500.000 franchi, ma che al di là dell’interesse spettacolare apre pionieristicamente le porte ad una nuova forma di maricultura.

Dipendente dall’Istituto Oceanografico di Parigi, fondato anch’esso dal Principe Alberto I° nel 1906, il Museo Oceanografico di Monaco ha sempre dedicato ampio spazio all’attività scientifica. Oggi, ad esempio, nei laboratori del Museo, il Centro Scientifico di Monaco sta dedicando particolare interesse al corallo rosso, un celenterato che per il suo sfruttamento commerciale è diventato sempre più raro e della cui biologia, paradossalmente, si conosce veramente poco. Altre ricerche curano gli aspetti fisici, chimici e biologici dell’oceano, ospitando studiosi di livello internazionale, mentre una biblioteca di oltre 20.000 volumi tutti dedicati al mare, cui si aggiungono migliaia di periodici specializzati e rapporti di spedizioni scientifiche, racconta il complesso rapporto fra l’uomo e il mare.

Mare che rappresenta non solo l’origine dell’uomo ma anche il suo futuro. Mare, purtroppo, ridotto dall’incoscienza umana in condizioni sempre più precarie, e che al di là di ogni retorica potrà essere salvato solo da una maggior conoscenza della sua vita e dei suoi problemi. E affinché questa conoscenza non resti reclusa nei ghetti della sapienza, occorre un’opera di divulgazione che penetri nell’indifferenza dell’opinione pubblica. Un’informazione viva e dinamica di cui il Museo Oceanografico di Monaco, forte delle sue tradizioni storiche, è un ottimo esempio.

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