Industria nautica italiana: migliora il profilo di rischio

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In occasione del Salone Nautico di Genova, CRIF Ratings dedica una breve analisi del profilo finanziario e della profittabilità dell’industria nautica italiana. Oltre al miglioramento del fatturato, come anticipato dalle Associazioni di categoria, secondo l’Agenzia di rating i dati sui bilanci del 2015 mostrano anche una crescita dei margini (Ebitda margin al 6,6% dal 5,4% del 2014) e una riduzione dell’indebitamento finanziario (rapporto Debito netto / Ebitda al 2,8x dal 3,2x del 2014), miglioramenti che Crif Ratings stima possano trovare conferma anche nel 2016 grazie alla tendenza in ulteriore aumento del fatturato. Tuttavia, lo sviluppo del settore nel medio e lungo periodo richiederà investimenti e nuove risorse finanziarie. Accanto alle fonti tradizionali di debito bancario e leasing si potrebbe aprire una nuova prospettiva per strumenti di debito alternativi come le obbligazioni, anche in virtù della riconoscibilità della nautica italiana presso gli investitori domestici ed internazionali come uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy di qualità.

 

Bologna, 16 Settembre 2016

Dopo anni di difficoltà, il 2015 restituisce segnali incoraggianti per l’industria nautica italiana. Stando alle ultime stime di settore, il fatturato si attesta a 2,9 miliardi di euro con un +17% rispetto al 2014, anno in cui già si intravedevano timidi segnali di un’inversione di tendenza (+1% rispetto al 2013). Tuttavia, i ricavi dell’industria nautica restano lontani dai livelli del 2011 (3,4 miliardi di euro), soprattutto per effetto del crollo delle vendite registrato nel 2012 (-26% sull’anno precedente).

L’andamento di mercato degli ultimi anni ha avuto dei riflessi importanti sull’equilibrio finanziario delle imprese. Secondo CRIF Ratings, i principali indicatori del merito di credito si sono mossi infatti, in modo coerente alla dinamica dei ricavi. “La crescita del fatturato nel 2015 ha supportato la risalita dei margini e una riduzione dell’indebitamento, ma i livelli del 2011 restano distanti”, afferma Ilaria Ottoboni, Rating Specialist presso CRIF Ratings.

È questo quanto emerge dall’analisi dell’Agenzia di rating sui principali dati del settore nautico italiano nel quinquennio 2011-2015 e basato sui bilanci di 15 medie e grandi imprese, un campione che nel complesso rappresenta circa il 40% del fatturato di settore.

L’analisi del campione mostra come l’incremento delle vendite abbia trainato una ripresa del margine di Ebitda di oltre un punto percentuale tra il 2015 (6,5%) e il 2014 (5,4%). Il 2014 sembra l’anno di svolta, i margini sono finalmente in risalita, dopo il crollo registrato tra il 2011 (7,8%) e il 2013 (3,1%), periodo in cui le difficoltà di mercato e le aggressive politiche commerciali portate avanti da alcuni brand hanno determinato una diffusa compressione di prezzi e profittabilità.

In maniera speculare si è mossa la leva finanziaria, calcolata come rapporto tra Debito netto ed Ebitda, indicatore che misura la capacità di rimborsare il debito finanziario tramite il flusso della gestione operativa. Nel 2015 l’Ebitda è migliorato. Ma altrettanto importante è stata la riduzione del debito finanziario tra il 2013 e il 2015, soprattutto per effetto di una diminuzione dei finanziamenti bancari, compensata dalla contribuzione a titolo di debito ed equity da parte degli azionisti. “La combinazione di questi trend ha determinato una riduzione della leva, scesa fino a 2,8x nel 2015, un risultato ancora molto superiore a quello del 2011 (1,1x), ma certamente molto incoraggiante se si pensa ai preoccupanti livelli raggiunti nel 2013 (6,5x)” continua Ilaria Ottoboni.

Per il 2016 CRIF Ratings si attende un ulteriore miglioramento di leva e marginalità delle imprese italiane della nautica, grazie all’ulteriore crescita del mercato come dimostrano le ultime stime disponibili sul fatturato di settore (+7,5% rispetto al 2015) e i dati sugli ordini nel segmento degli yacht di lunghezza superiore ai 24 metri (+6% rispetto al 2015). “Il favorevole contesto di mercato può favorire il consolidamento del processo di riduzione di leva dai livelli registrati negli anni di crisi”, aggiunge Paolo Bono, Associate presso CRIF Ratings.

Allargando l’orizzonte temporale, tuttavia, secondo l’Agenzia di rating una crescita sostenibile del fatturato di settore nel medio e lungo termine necessiterà di investimenti in infrastrutture e sviluppo di nuovi modelli e conseguentemente nuove risorse finanziarie. Fino a che punto gli azionisti riterranno di accompagnare questo processo con risorse proprie è incerto. In ogni caso, conclude Paolo Bono, “se i volumi di attività continueranno a crescere su base stabile, è verosimile che si apra una nuova stagione di leveraging dove accanto agli strumenti tradizionali del debito bancario e del leasing potrebbero affiancarsi nuove soluzioni. Strumenti alternativi di debito potrebbero vedere la luce in un settore dove finora sono rimasti sostanzialmente sconosciuti”. Un percorso che replicherebbe quanto già avvenuto in altri comparti industriali come il food o la moda che, al pari della nautica, rappresentano il made in Italy di qualità nel mondo, un fattore attrattivo per gli investitori sia domestici che internazionali.

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