Investire in formazione o cambiare motore? Il nuovo Codice della Nautica e i consigli della Confarca

Daniele Carnevali
Scritto da Daniele Carnevali

Meglio cambiare motore o investire sulla formazione? Con le novità introdotte dal nuovo Codice della Nautica da diporto, i possessori dei fuoribordo 2T a iniezione diretta con una cilindrata superiore a 750 cc si trovano di fronte ad un bivio: cambiare motore al proprio natante oppure conseguire la patente nautica.

La “stretta” su questa categoria è scattata con l’introduzione di un sostantivo (iniezione) che di fatto ha limitato i possessori dei motori fuoribordo: fino a ieri, infatti, era possibile pilotare i natanti con queste motorizzazioni anche senza patente. Con il decreto del 3 novembre 2017, n. 229, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 29 gennaio scorso (in vigore dal 13 febbraio) non possono più farlo.

Nella semplificazione del vecchio codice, risalente al 2005, è stata infatti introdotta la modifica all’Art. 39 che ora recita così: “La patente nautica per unità da diporto di lunghezza non superiore a ventiquattro metri è obbligatoria nei seguenti casi:
a) per la navigazione oltre le sei miglia dalla costa o, comunque, su moto d’acqua;
b) per la navigazione nelle acque interne e per la navigazione nelle acque marittime entro sei miglia dalla costa, quando a bordo dell’unità è installato un motore di cilindrata superiore a 750 cc se a carburazione o iniezione a due tempi, o a 1.000 cc se a carburazione o a iniezione a quattro tempi fuoribordo, o a 1.300 cc se a carburazione o a iniezione a quattro tempi entrobordo, o a 2.000 cc se a ciclo diesel non sovralimentato, o a 1.300 cc se a ciclo diesel sovralimentato, comunque con potenza superiore a 30 kW o a 40,8 CV”.

“In questo modo – spiega il segretario nazionale della sezione nautica della Confarca, Adolfo D’Angelo – il provvedimento mette arbitrariamente fuori gioco tutti i fuoribordo 2T a iniezione diretta con una cilindrata superiore a 750 cc. Il Codice della Nautica precedente equiparava, invece, i 2T direct injection ai 4T, stabilendo come limite massimo di cilindrata 1.000 cc e 40,8 hp, principio confermato dal nuovo Codice della Nautica varato lo scorso febbraio. Ciò riguarda i fuoribordo 2T che, avendo una cilindrata di 864 cc, di fatto, non possono più essere guidati senza la patente nautica”.

Che fare a questo punto? I possessori dei motori 2T a iniezione dovranno fare una scelta: “Nell’ottica dell’inasprimento delle sanzioni pecuniarie (più del doppio) previste nella riforma del codice, all’utenza converrà un investimento sulla formazione piuttosto che la mera sostituzione del motore” afferma D’Angelo.

“In futuro, inoltre, sarà doverosa la rivisitazione del limite patente 40 Cv in analogia a quello che è avvenuto vent’anni fa, per i ciclomotori nel Codice della Strada – conclude D’Angelo – È improponibile al giorno d’oggi che sia possibile avventurarsi con un natante senza il doveroso accertamento sulla reale preparazione didattica del diportista”.

 

sull'autore

Daniele Carnevali

Daniele Carnevali

Classe ’81, giornalista professionista approdato nella redazione di Nautica nel 2003. Appassionato di barche a vela e a motore, nel tempo libero si diletta a veleggiare a bordo del suo Fireball.

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