Charter alle Filippine, arcipelago d’acqua

Nelle Filippine, pochi centri popolatissimi, su settemila isole spesso inesplorate, dove il mare condiziona strettamente l’esistenza della popolazione

ARCIPELAGO D’ACQUA

La loro posizione è al centro di una zona compresa tra l’Oceano Pacifico, il Mare di Celebes ed il Mare Cinese Meridionale; quello che non è certo è il numero delle isole che formano l’arcipelago delle Filippine, sicuramente superiore alle settemila. Con una superficie totale di oltre 300 mila chilometri quadrati, coperti per il 98 per cento dalle undici isole principali, solo 2773 hanno un nome, solo un centinaio sono abitate, le altre quattromila sono pressochè sconosciute e sede solo di grandi colonie di uccelli. Il mare è splendido e molto vario, basti pensare che dai bassi fondali sabbiosi di alcune isole si passa alle fosse più profonde del mondo, tra cui quella ad Est di Mindanao raggiunge i 10.770 metri circa.

È interessante la disposizione delle isole che proteggono i mari interni e che offrono oltre sessanta porti naturali, tra cui quello di Manila. L’arcipelago è vulcanico e fa parte della cintura di fuoco del Pacifico che, partendo da Sumatra, attraversa Giava e Flores e piega verso Mindanao e Luzon. Trentuno sono i vulcani, di cui una dozzina ancora in attività. Il più noto è il monte Mayon, perfettamente conico, mentre il più alto è il monte Apo che raggiunge i 2953 metri.

Il clima è tropicale umido, con tre stagioni: l’estate da marzo a maggio, la stagione delle piogge, durante la quale sono frequenti i cicloni, da giugno ad ottobre ed una stagione secca e temperata da novembre a febbraio.

La vegetazione è generosa, grazie alle abbondanti piogge, molto rigogliosa, tra cui spiccano le 940 specie di orchidee e le sampaguitas, che sono i fiori nazionali.

La fauna è ricca quella terrestre, ma ricchissima quella marina, tra cui i molluschi rappresentano la parte per cui la zona va giustamente famosa. Specie rarissime, si trovano solo nelle acque delle Filippine, dove cinquantasette parchi naturali e sette santuari, ne assicurano la sopravvivenza.

Il settore trainante dell’economia dell’arcipelago è la produzione agricola, tra cui quella della copra, che qui viene coltivata raggiungendo il 47% della produzione mondiale. Ma è naturalmente importantissimo il riso, che rimane sempre alla base dell’alimentazione della popolazione.

Fu circa ventimila anni fa che arrivarono, dal continente asiatico, gli aetas, antenati dei negritos, sfruttando i ponti di terra, che in epoca preistorica collegavano le Filippine alla terra. In seguito solo i popoli navigatori di origine indomalese, arrivarono sulle coste, spingendosi poi mano a mano nell’interno e formando diversi gruppi etnici. Fu però la colonizzazione spagnola, iniziata da Magellano nel 1521, che lasciò un segno indelebile, cristianizzando tutti, anche se ancora oggi il 4% della popolazione è animista ed il 5% musulmana.

La capitale, Manila è nella parte meridionale dell’isola di Luzon. Intasata dal traffico dei tipici taxi confusamente addobbati, è una città moderna e contraddittoria, dove le luci al neon si confondono con le tradizioni folkroristiche della popolazione. Qui il porto è ospitale, circondato come è dalla grande baia. Ma Luzon non è solo la capitale, visto che rappresenta con la sua superficie, almeno un terzo del territorio totale.

Il complicato insieme di catene montuose del Nord, racchiude le vaste pianure del paese, mentre la parte meridionale comprende il più grande lago delle Filippine, la Laguna Bay ed i due vulcani attivi Taal e Mayon. Circumnavigando l’isola, partendo da Manila, c’è la baia tonda di Subic Bay, ma più a Nord si apre il Golfo di Lingayen, dove in una zona di acqua chiara e poco profonda, c’è la laguna di Hundred Islands, dove si trovano circa duecento isolotti rocciosi e dove esiste una riserva marina molto ricca di pesci, conchiglie e coralli.

L’isola più grande è quella di Quezon, con spiaggetta e piccolo bar, mentre tra le più tranquille, con splendidi fondali, c’è Shell Island, con le famose grotte marine con i pipistrelli.

Più a Nord Vigan non offre nessuna bellezza particolare, se non la cattedrale e la casa di Burgos. Vale però la pena una escursione all’interno per viaggiare da Bontoc a Baguio, su una delle più scoscese, spaventose e spettacolari strade dell’Asia che gli abitanti chiamano Mountai Trail e che va fatta a bordo di uno dei tipici autobus di linea.

Più a Sud, nella regione di Bicol, vale la pena una sosta a Legazpi, dall’attivissimo porto dedito all’esportazione della copra e dell’abaca, una pianta simile al banano, dalle cui lunghe foglie si ottiene la canapa di manila con cui si facevano le cime marinare e che ora, con la concorrenza delle materie sintetiche, viene utilizzata per la fabbricazione della carta per banconote e per sigarette.

Proprio davanti a Manila c’è invece l’isola di Mindoro, dominata dai monti Halcon (2505 m) e Baco, e circondata dalle fertili pianure costiere. Il suo porto principale è Puerto Galera, che fu uno dei principali centri d’affari dei cinesi che qui venivano per il marmo. A San José, sulla spiaggia di Sando Beach, le tartarughe vanno a deporre le uova. Romblon, Tablas e Sibuyan sono invece le tre principali, isole di un arcipelago di venti. Qui tra spiagge abitate da forze soprannaturali e fondali estremamente interessanti, potrete passare parecchi giorni.

La parte centrale dell’arcipelago filippino è formato dalle isole Visaya, ben protette dalla barriera formata da Luzon, Samar e Leyete. Cosi queste due ultime risentono di una situazione climatica diversa da quella di Panay e Negros, le maggiori interne, che con le altre che le circondano, hanno un clima più secco anche nel periodo estivo. In particolare l’isola di Sicogon è considerata un piccolo paradiso, molto in voga nel turimo filippino.

Sull’isola di Negros c’è invece Dumaguete, una delle città più gradevoli di tutto l’arcipelago, dove l’atmosfera serena delle dimore dalle ampie verande, si sposa con le spiagge da cui si accede ad alcuni tra i più bei fondali sottomarini esistenti.

A Siquijor sono famosi i guaritori, che praticano anche la magia nera; nell’isola di Cebu invece finì la brillante carriera di Magellano, che fu ucciso dal capo Lapu Lapu intimorito dalla sua armatura. Ora il nome del capo, oltre a designare molte strade, è stato dato anche alla bevanda nazionale.

A Bohol, qualche miglio più in là, sorge la più antica chiesa delle Filippine, fondata dai gesuiti nel 1595. Un ponte unisce l’isola a Panglao, un isolotto di sabbia rinomato, naturalmente, per le sue spiagge.

Fuori dalle rotte turistiche è Palawan, all’estremo Ovest dell’arcipelago e molto legata culturalmente al vicino Borneo. Molto ricca di pesce, è coperta per il 70% da una folta foresta. Il porto principale è Puerto Princesa, ma anche Brookès Point, nelle cui vicinanze sorgono le cascate di Sabsaban e le sorgenti calde e solforose di Mainit, è da visitare.

Tra le isole Sulu, la più grande è Mindanao, ancora piuttosto selvaggia, tanto che alcune località sono proibite al turismo, come del resto nelle altre isole che la circondano. È bene quindi prendere contatto con le autorità di Manila prima di affrontare un viaggio verso la zona Sud dell’arcipelago. Ma a prescindere dai problemi di avvicinamento e di rapporti con le popolazioni, che nelle altre zone, sono estremamente cordiali e tranquilli, il mare intorno alle Filippine rimane certamente uno dei luoghi da visitare per trovarsi al cospetto di certe forme di vita e certe civiltà ormai quasi del tutto scomparse.

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